Chi non conosce Enrico, ne riceve di lui l'immagine di un uomo competente e per bene. Chi lo conosce, sa che è anche onesto intellettualmente, naturalmente inclusivo, intuitivamente strategico, magari non un trascinatore (non vuole nemmeno esserlo), ma dotato di capacità di ascolto, merce rara tra i protagonisti della politica. L'ho visto cambiare idea senza intestardirsi in rigidità ideologiche o concettuali, una volta convinto che una strada diversa da quella da lui percorsa risulti chiaramente come la migliore da seguire, pur su un impianto ideale fatto di alcuni punti fermi e un obiettivo: l'Europa unita, vissuta come Unione di culture e tradizioni, mescolate in una società multietnica basata sulla tolleranza e sulla solidarietà, propulsore di un'economia continentale che non potrà che tornare protagonista negli scenari internazionali. Il suo Governo è durato troppo poco per essere giudicato, a tutti gli Italiani è rimasto il dubbio che avrebbe potuto far bene...

Per continuare a leggere, acquista il pdf del numero.

Per abbonarti, visita la nostra pagina abbonamenti.