All’inizio di marzo Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea, si è recata nei Balcani occidentali per incoraggiare i Paesi della regione a prendere la via delle riforme e per dare un nuovo impulso al processo di allargamento dell’Ue in questo angolo d’Europa. Il suo viaggio, oltre a rappresentare un compito politico complesso, è stato a momenti anche un’esperienza estremamente spiacevole e frustrante. La Mogherini ha avuto a che fare con un contesto complesso e con situazioni imprevedibili.

Durante il suo intervento presso il Parlamento serbo la Mogherini è stata contestata dai deputati di estrema destra, nazionalisti e xenofobi del Partito Radicale Serbo, che si sono messi a sbattere le mani sui banchi gridando lo slogan: “Serbia, Russia, non ci serve l’Unione”. L’episodio di Belgrado è stato non solo molto sgradevole, ma anche particolarmente emblematico: ha mostrato quale piega potrebbe prendere la Serbia se l’Ue non dovesse agire nel modo opportuno negli anni a venire.

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