Partiamo da un assioma: la Francia è il malato non immaginario d’Europa. Lo dicono i conti pubblici, con un rapporto fra debito e Pil passato dal 20% del 1980 al 96% del 2016. Lo dicono gli indici di competitività. Lo dice anche Bruno Amable, docente di economia all’Université de Genève e insignito nel 2000 del premio come miglior giovane economista di Francia. E Amable ha una soluzione, capace di risolvere sia i problemi della Francia come Stato sia quelli della Francia come sistema capitalistico. Il tutto partendo dal tessuto sociale transalpino.

Nel suo ultimo libro, non certo per tutti ma per molti, Amable analizza cosa è successo alla Francia negli ultimi 40 anni circa. In “Structural Crisis and Institutional Change in Modern Capitalism: French Capitalism in Transition” si parte dagli anni Ottanta del secolo scorso e si arriva a oggi, fra imprese sussidiate dallo Stato e unioni sindacali capaci soltanto di preservare gli interessi particolari, non quelli della collettività. E Amable, che in Francia è criticato da sindacati e sinistra perché considerato neo-liberista, afferma concetti tanto semplici quanto mai realizzati. Se si desidera avere una sostenibilità di lungo periodo, anche parlando di debito pubblico, bisogna ripensare completamente il rapporto fra Stato e imprese. Perché il capitalismo “alla francese” è morto da un pezzo. E o ci si apre al mondo di oggi oppure si resterà nella fase odierna, quella di malato non immaginario d’Europa. Con la conseguenza che alla prossima ondata di crisi a pagarne il costo maggiore non sarà solo Parigi, ma tutto il resto dell’Unione europea.

Bruno Amable

Structural Crisis and Institutional Change in Modern Capitalism: French Capitalism in Transition

248 pagine

Oxford University Press