Era un venerdì di fine maggio, il 19. Mentre a Teheran si votava per scegliere il nuovo presidente, l’inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, partiva per Riad. Da un lato, il protagonista era l’Iran, dall’altro l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti che preparavano il grande incontro. In ballo c’era il futuro degli equilibri mediorientali e internazionali, ma soprattutto le sorti dell’Iran deal, l’accordo nucleare raggiunto tra i Paesi 5+1 (Stati Uniti, Russia, Francia, Cina, Gran Bretagna, più la Germania), l’Unione europea e l’Iran.

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