Nelle scorse settimane, di fronte all’impennata del prezzo (estremamente altalenante) dei Bitcoin, i media sono tornati a interessarsi al fenomeno delle criptovalute. Purtroppo, però, la confusione su che cos’è (e cosa non è) una criptovaluta e sul futuro di questo tipo di valuta digitale non fa che aumentare.


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In sintesi, le criptovalute, Bitcoin inclusi, rappresentano il più recente e sofisticato tentativo da parte di privati cittadini di aggirare il monopolio dell’emissione di moneta detenuto dagli enti centrali. Tentativo che, come tutti quelli che l’hanno preceduto, è quasi sicuramente destinato a fallire.

La moneta ha tre funzioni: serve da unità di conto, da riserva di valore e da mezzo di scambio.

Originariamente le società si servivano di metalli preziosi, quali l’oro o l’argento, impiegandoli per coniare denaro. Di pari passo con la crescente fiducia nelle istituzioni di governo, le autorità cominciarono a trarre un reddito dalla coniazione di monete con un valore nominale più alto del costo di produzione, un processo noto con il nome di signoraggio. Nelle società moderne il governo affida alla banca centrale il compito esclusivo di stampare moneta a due condizioni: che gestisca questo processo in modo da mantenere il valore reale della moneta all’interno di un margine prestabilito (generalmente specificato in termini di un tasso d’inflazione obiettivo) e che versi gran parte degli utili all’autorità tributaria per il bene della società nel suo insieme.

Poiché l’emissione di denaro è un’attività estremamente lucrativa, la storia è piena di esempi di privati cittadini che si cimentano nell’impresa, di solito per vie illegali. Sebbene nulla lasci supporre che i Bitcoin e le altre criptovalute si basino su attività illegali (ed è pertanto curioso che il fondatore dei Bitcoin non abbia voluto rivelare la propria identità), siamo comunque di fronte a tentativi privati di creare una moneta. Ma si tratta di esperimenti fallimentari.

Nessuna criptovaluta soddisfa il primo requisito della moneta, ovvero quello di rappresentare un’unità di conto. Le aziende che riportano i prezzi in Bitcoin lo fanno indicando un tasso di cambio, generalmente in dollari, e il prezzo in Bitcoin viene quasi costantemente adeguato al prezzo altalenante del Bitcoin stesso, misurato in base a una “valuta reale”. Le criptovalute si sono inoltre rivelate piuttosto inadatte a svolgere la funzione di riserva di valore a causa dell’alta volatilità del loro prezzo. I Bitcoin e altre criptovalute hanno ottenuto invece un discreto successo come mezzi di scambio, anche se si tratta molto probabilmente di un successo momentaneo.

Alla base del successo (che resta comunque piuttosto limitato) delle criptovalute e, in particolare, dei Bitcoin, si possono individuare quattro fattori principali.

Innanzitutto, la crescente sfiducia nelle istituzioni. La popolarità dei partiti anti-establishment non ne è che una manifestazione. In alcune parti del mondo questa sfiducia ha investito anche le banche centrali, che hanno incrementato notevolmente il proprio bilancio tramite la creazione di moneta (pur senza creare inflazione). In questo clima di sfiducia una moneta privata e basata sulle tecnologie rappresenta un’alternativa allettante.

Il secondo fattore riguarda proprio la nuova tecnologia (blockchain) alla base delle criptovalute, che ha indubbiamente contribuito a renderle attraenti, anche se non c’è un legame diretto tra la validità della tecnologia impiegata e quella del prodotto finale.

I Bitcoin hanno dato ottimi risultati come mezzo per i pagamenti e per i trasferimenti di denaro. Le transazioni effettuate tramite i Bitcoin non sono rintracciabili. In un periodo di crescente regolamentazione e monitoraggio delle attività e dei trasferimenti di moneta (al fine di contrastare l’evasione fiscale, il riciclaggio di denaro, il finanziamento di attività illegali e la fuga di capitali), i Bitcoin si prestano proprio a quel tipo di pagamenti che le autorità stanno cercando di tenere sott’occhio.

Qualsiasi attività il cui valore cresce rapidamente e che abbia un grado di liquidità sufficiente esercita una forte attrattiva su tutti coloro che sperano di ottenere profitti facili e veloci. E oggi è più vero che mai, data l’abbondanza di liquidità nel mondo e l’elevata valutazione di molte attività.

Ma il successo delle criptovalute ha le ore contate per tre ragioni.

Innanzitutto, è probabile che la ripresa economica ripristini la fiducia nelle istituzioni. Se si desidera una politica monetaria in grado di stabilizzare il ciclo economico, bisogna riconoscere che è meglio affidare l’offerta di moneta a un comitato di esperti appositamente selezionati piuttosto che a una formula arbitraria, creata da anonimi cittadini privati.

Inoltre, è inammissibile che le criptovalute offrano una piattaforma non regolata per scambi illegali, specialmente in un periodo in cui le banche centrali stanno eliminando le banconote di grosso taglio proprio per ostacolare tali transazioni. Addirittura alcune banche centrali, tra cui la svedese Riksbank, stanno valutando la possibilità di sostituire il contante con moneta elettronica (da non confondere con le criptovalute).

Infine, è inaccettabile che i profitti derivanti dalla creazione di moneta vengano incassati da soggetti privati che, di propria iniziativa, decidono di emettere criptovalute, invece di essere riscossi dal governo. Pertanto si renderà necessario imporre un’ingente tassa sui profitti ottenuti dalle attività di mining (generazione di bitcoin).

Per le criptovalute si prospetta quindi un futuro di regolamentazione e tassazione, e una netta (se non totale) svalutazione.

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