Solo quattro anni fa, in Cambogia si respirava aria nuova. In un Paese dall’età media giovanissima, la società civile sembrava essersi risvegliata dopo quasi un trentennio sotto l’autoritario Hun Sen. Un nuovo partito di opposizione aveva spaventato quello di governo, sfiorando la vittoria elettorale; galvanizzati, i cittadini erano più baldanzosi nelle loro aspirazioni sociali. Sulla scia di processi simili in altre parti del mondo, si parlava di “primavera cambogiana”. Si percepivano insomma vibrazioni di cambiamento. E da allora un cambiamento è arrivato. Ma è stato l’opposto di ciò che ci si aspettava. 

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