La scalata alla cancelleria austriaca di Sebastian Kurz, consacrata dalla vittoria alle elezioni del 15 ottobre, è stata rapida e trionfale, ma per nulla scontata. Prima che ne assumesse la guida, vincendo le primarie a maggio, il Partito popolare austriaco (Övp) era discreditato e in piena crisi di consenso, tanto che al primo turno delle presidenziali del 2016 il suo candidato, Andreas Kohl, aveva raccolto appena l’11%. Una catastrofe. Oltre venti i punti di distanza da Norbert Hofer, l’uomo del Partito della libertà (Fpö), forza di destra accusata di intercettare tendenze xenofobe, e persino neonaziste.

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