Il Medio Oriente è il luogo dove si incontrano Asia, Africa, Europa. La sua identità è la combinazione di una zona di transizione con particolari elementi locali, caratterizzata quindi da una “vita nomade”. Proprio la “vita nomade” porta Avish Khebrehzadeh in paesi con culture diverse e in periodi differenti: gioventù a Teheran, poi Roma e ora Washington.


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Classe 1969, disegnatrice, pittrice, fotografa, Avish appartiene, come asserisce The New York Times, ad un gruppo ristretto di artisti della diaspora iraniana. Grazie anche alla sua sensibilità, l’artista indaga sempre con una linea semplice e delicata il rapporto con le proprie origini medio-orientali, aggrappandosi con forza alle radici, alle tradizioni, valorizzando la propria appartenenza attraverso un linguaggio soave ed onirico. “Come in un sogno, ogni cosa ha il suo significato essenziale” recita l’artista. Nel 2003 vince il Leone d’oro alla Biennale di Venezia per la Giovane Arte Italiana.

Nella sua produzione fatta di disegni su stoffa o su carta velina, di video animazioni e di piccoli oli, Avish Khebrehzadeh dunque, amalgama la suggestione delle fiabe con gli antichi racconti della tradizione iraniana e persiana. Quel che resta del Medio Oriente da un punto di vista artistico si manifesta perfettamente nelle sue opere, e come affermava Goethe: “L’occhio vede ciò che la mente conosce”.

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