Noi di Eastwest siamo nati 14 anni fa, sotto l’egida di un gruppo bancario che stava costruendo allora la sua dimensione europea e che ha quindi ritenuto intelligente promuovere un dibattito che vedesse l’Europa protagonista, affidandone a me la regia, che provenivo dagli insegnamenti dell’europeismo fattivo e non di maniera di Renato Ruggiero. Oggi Unicredit esce di scena, lasciandoci più indipendenti e più forti, con la reputazione e la considerazione che ci consente di continuare a spingere l’idea di un’Europa federale, nella quale non abbiamo mai smesso di credere, nel dibattito internazionale.


LEGGI ANCHE : Il carbone per gli indiani tra i coralli australiani


Unicredit esce di scena anche dalla mia vita, perché ho deciso di dedicarmi a tempo pieno alla costruzione di un polo di ricerca, editoria e formazione, l’Eastwest European Institute, che ambisca ad una sana competizione con i giganti americani del settore.

Mentre mi accingevo a riprogrammare la mia vita professionale, Emma Bonino, di cui tutti conoscono le battaglie per i diritti, laddove andrebbe esaltata anche la sua stagione da coraggioso Commissario europeo, mi ha bruscamente chiesto di investire la mia “reputazione borghese” in un progetto politico rischioso ma alto: costruire un movimento europeista, che costituisse un acceleratore decisivo del ruolo del nostro paese verso gli Stati Uniti d’Europa, provando a spiegare agli Italiani che l’Europa è non utile, ma indispensabile alla nostra idea di società sviluppata e solidale.

Ammetto di aver assecondato anche un’eredità emotiva. Alla fine degli anni Sessanta, infatti, mio padre Francesco si dedicò alla politica con un progetto in mente: trasformare il territorio in cui era nato, nella provincia sud di Napoli, da un’economia di piccola industria manifatturiera e commercio, in un’area a forte sviluppo tourism led (a traino turistico). Non si trattava solo di una prospettiva economica, ma anche socio-culturale, che prevedeva l’apertura al mondo delle ricchezze archeologiche e paesaggistiche dell’area vesuviana. Ho vissuto quella stagione da spettatore, ho potuto registrarne i successi e valutarne gli insuccessi.

Oggi, 40 anni dopo, sento che è giunto il momento di restituire alla nostra terra di origine le esperienze e le storie che ho vissuto, grazie al mio impegno professionale e civile in giro per il mondo, dove non ho mai smesso di rappresentare, con orgoglio e al mio meglio, il nostro Paese.

Il Mezzogiorno d’Italia è ricco di uomini e donne di grande competenza, con cui costruire nuovi modelli di efficienza e di successo per affrontare con coraggio ed entusiasmo le sfide del futuro. Sfide decisive. Il nostro Paese sta cercando faticosamente di lasciarsi la crisi alle spalle; qualcosa di buono è stato fatto, ma i grandi protagonisti restano tuttora Francia e Germania, che sembrano più pronti di noi a ripartire. Se non avremo un governo più competente, perderemo l’ennesimo treno per tornare a contare di più, in Europa e nel mondo.

Per continuare a leggere, acquista il pdf del numero.

Per abbonarti, visita la nostra pagina abbonamenti.