Negli anni ’80 Peter Glotz usò la potente immagine della “società dei due terzi”, per mettere in guardia la socialdemocrazia tedesca alla quale apparteneva contro l’accettazione di un panorama politico e sociale nel quale la maggioranza costituita dai due terzi abbienti, raggiunto il benessere e la stabilità, dimenticava nella sua azione e rappresentanza politica il terzo escluso. Negli anni Dieci del terzo millennio, dopo la grande crisi che ha colpito l’Europa più degli Stati Uniti e l’Italia più di quasi tutti gli altri Paesi dell’Unione, e la diseguaglianza crescente che ha abbattuto il ceto medio un po’ ovunque, quell’immagine è lontana, e gli esclusi sembrano essere assai più di un terzo della società, con una linea divisoria meno netta e che attraversa le generazioni e i territori più che le classi sociali tradizionalmente intese.


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