Il 2018 potrebbe rivelarsi l’anno buono per risolvere una delle dispute geopolitiche più longeve della recente storia europea: la questione del nome della Macedonia, costretta ad utilizzare l’acronimo FYROM (Former Yugoslav Republic of Macedonia). Dall’indipendenza del paese nel 1991, la vicina Grecia ha infatti sempre impedito che la repubblica balcanica adoperasse il nome “Macedonia” in ambito internazionale. Questa diatriba apparentemente secondaria ha finora bloccato l’accesso a NATO e Unione Europea di Skopje, nonostante nel 2011 una sentenza della Corte di Giustizia dell’Aja abbia sconfessato la linea greca. Atene giustifica la propria intransigenza sostenendo che permettere al vicino l’utilizzo del nome “Macedonia” potrebbe spingerlo ad avanzare rivendicazioni territoriali sull’omonima regione settentrionale della repubblica ellenica. Entrambe le aree componevano la Macedonia storica, il celebre regno di Alessandro Magno. Questa diatriba, allora, non è meramente tassonomica: i due stati si contendono il diritto a reclamare l’eredità di quell’epoca.

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