Cosa potrebbe succedere se la valigetta coi codici nucleari di una nazione finisse nelle mani sbagliate? O ancora, cosa accadrebbe in caso di un conflitto nucleare? Sono queste le due domande che hanno mosso il giornalista sudafricano Al J Venter a scrivere Nuclear Terror in uscita a giugno. E le risposte non sono affatto positive.


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Non c’è solo la Corea del Nord a preoccupare l’equilibrio nucleare mondiale. Certo, il regime di Pyongyang è una delle fonti di timore più grandi, se si parla di testate atomiche applicate a missili balistici intercontinentali. Ma non bisogna pensare che le altre nazioni con le stesse tecnologie non nascondano dei pericoli. Il libro di Venter analizza anche gli Stati Uniti, dove il presidente Donald Trump ha più volte minacciato l’uso della forza per contrastare i cosiddetti “stati canaglia”. O la Russia di Vladimir Putin, sempre più zar e sempre più interessato a destabilizzare l’Occidente. O ancora l’Iran, che è visto come uno dei maggiori pericoli mondiali secondo Trump. Venter ha passato gli ultimi anni ad analizzare l’ultimo decennio delle nazioni che hanno testate nucleari, il loro sviluppo e le possibili implicazioni per l’intero pianeta. E non ci sono conclusioni univoche.

Da un lato, c’è il più lungo periodo di pace globale degli ultimi secoli. Ma dall’altro c’è l’evidenza di un potere sempre più frammentato. Gli Stati Uniti hanno perso molta della loro influenza, mentre è aumentata l’onda degli “uomini forti” al comando di Stati con armi atomiche. Il pericolo di un conflitto esiste? Inutile pensare di no. Il rischio è presente. E solo la diplomazia può evitare che diventi reale. Venter non critica l’energia nucleare, ma il suo uso per costruire armi di distruzione di massa. Perché Hiroshima e Nagasaki non devono essere dimenticate. Mai.

Nuclear Terror: The Bomb and Other Weapons of Mass Destruction in the Wrong Hands
di Al J Venter
Pen and Sword
312 pagine

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