Ue - Prossimo obiettivo Balcani?

Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker ha visitato i Paesi dei Balcani occidentali (Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Albania, Montenegro e Kosovo) lo scorso fine febbraio, ed è tornato a parlare di possibili allargamenti dell’Unione europea. Secondo Juncker in Europa occidentale c’è “stanchezza” verso altri allargamenti e la data del 2025, indicata in precedenza, “non è una promessa” visto che ancora non sono stati rispettati alcuni parametri necessari per l’adesione. Un ostacolo assai difficile da superare sono le dispute territoriali tra Stati balcanici, e Juncker ha precisato: “nessun Paese sarà membro dell’Unione europea se le controversie sui confini non saranno chiuse”. Ma, al netto dei problemi, il processo di avvicinamento tra Balcani e Unione europea prosegue. Secondo Juncker, per gli aspiranti nuovi membri l’unica scelta sensata tra Russia, Turchia e Ue è l’ultima; visti i progressi come quelli di Serbia e Montenegro, poi, la Ue “deve aiutarli”. 

Voto: 6 di incoraggiamento ai paesi balcanici, affinchè superino le dispute sui confini ed entrino nell’Unione nel 2025.

Brexit: il rompicampo irlandese tra confine e dogane

Il Regno Unito lascerà il mercato unico, secondo quanto dichiarato da Theresa May. Allo stesso tempo, Ue e Regno Unito si sono impegnati a evitare un ritorno di una frontiera fisica tra Irlanda (Eire) e Irlanda del Nord, e il Regno Unito non vuole confini “interni” tra Irlanda del Nord e il resto dei suoi territori. Di qui il problema: come evitare la libera circolazione di merci, capitali e persone tra territori Ue (Irlanda) ed extra-Ue (l’Irlanda del Nord) senza che ci sia una dogana? La questione sarà un rompicapo per i negoziatori. Per ora, oltre a rinviare alla trattativa lo scioglimento del problema, è stata decisa una soluzione di riserva (“backstop”) se il negoziato sul punto dovesse fallire: tra Irlanda e Irlanda del Nord continueranno a valere le regole del mercato unico. Sarà dunque poi un problema di Londra evitare il confine tra Irlanda del Nord e resto del Regno Unito.

Voto: 5 ai negoziatori. La soluzione prospettata mi pare davvero confusa, direi dannosa per tutti

 

L’Europa stretta tra due fuochi in una guerra commerciale

Donald Trump ha annunciato a fine marzo l’imposizione di dazi per 60 miliardi di dollari sulle importazioni dall’estero: dovrebbero essere colpiti più di 1.300 prodotti, dall’elettronica all’abbigliamento. L’Unione europea, che fin da subito si era opposta alla politica protezionista di Trump, dopo proteste e trattative è stata esentata dai precedenti dazi su acciaio e alluminio. La Cina, intanto, prepara la ritorsione destinata a colpire prodotti americani. Si teme insomma una guerra commerciale che, se è chiaro dove sia cominciata, non si sa dove potrebbe finire. La stessa Ue rischia di vedersi coinvolta, costretta a dover scegliere da che parte stare ed esposta a un duplice rischio. Non solo le sanzioni americane potrebbero infatti colpirla in futuro, se non avrà un atteggiamento gradito a Washington sul tema dei dazi alla Cina, ma anche se ne fosse esentata rischierebbe di subire una “invasione” di prodotti stranieri che, non avendo più sbocco sul mercato americano, potrebbero invadere quello europeo. Ma il potere di ricatto degli Usa è un’arma a doppio taglio. In un periodo in cui il protezionismo economico non viene visto di buon occhio dalla maggior parte degli Stati sviluppati, l’atteggiamento di Washington rischia di scatenare una reazione di segno opposto, che la porterebbe all’isolamento e indebolimento economico. Nel marzo scorso, ad esempio, 11 Paesi dell’area del Pacifico hanno firmato una nuova versione del TPP (Trans Pacific Partnership), ma senza gli Stati Uniti.

Voto: 3 a Trump. Questa è la sua decisione più sbagliata, anche per gli stessi interessi americani

 

L’“opzione norvegese” non dà il controllo dei confini

VERO

La premier britannica Theresa May ha dichiarato: “Restare nel mercato unico con il modello norvegese significherebbe adottare la nuova legislazione Ue automaticamente e nella sua interezza - e significherebbe anche continuare con la libertà di movimento”. È vero: Norvegia, Islanda e Lichtenstein sono partner della Ue nella European Economic Area (EEA). Devono quindi adeguare la propria normativa a quella stabilita dalla Ue per il mercato unico, e garantire ai cittadini dei Paesi EEA (quindi anche Ue) la libertà di movimento.

Crescita e occupazione: bene i dati Ue

VERO

Il presidente della Commissione Juncker ha affermato a febbraio: “Tutte le economie dell’Unione crescono bene. L’occupazione è ai massimi, la disoccupazione al minimo da nove anni”. È vero: tutti gli Stati Ue nel 2017 hanno visto una crescita del Pil, e maggiore dell’1%. L’occupazione nella Ue ha superato i livelli pre-crisi e la disoccupazione al 7,6% è il dato migliore dal 2008.

Il deficit della Grecia è diventato surplus

VERO

Il presidente dell’Eurogruppo, il portoghese Mario Centeno, lo scorso 6 marzo ha detto: “Il deficit della Grecia è stato ridotto dal 15% del 2009 all’attuale surplus”. È vero: nel 2009 il rapporto deficit/Pil di Atene era -15,1%. Nel 2016 è invece passato in surplus (+0,5%).

Per continuare a leggere, acquista il pdf del numero.

Per abbonarti, visita la nostra pagina abbonamenti.