Gennaio ha un potente valore simbolico nella storia della Tunisia. Era gennaio, quando nel 1984 la rivolta causata dall’aumento del prezzo del pane fece tremare la presidenza di Habib Bourguiba. Era sempre gennaio, quando nel 2011 esplose quella che i tunisini chiamano la “Rivoluzione della dignità”, che spazzò via l’ex dittatore Zine Al Abidine Ben Ali. A gennaio 2018 una nuova marea di proteste ha inondato il paese da Sfax a Tunisi, da Monastir a Kasserine, da Gafsa a Ben Arous. Questa volta però anche a uno sguardo distratto non poteva sfuggire che non si trattava di una rivolta né tanto meno di una rivoluzione. Erano proteste per il pane, contro il carovita, motivate dalle misure di austerità che il governo di Youssef al Shahed ha introdotto nella legge finanziaria del 2018 su richiesta del Fondo Monetario Internazionale.


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