Per parlare di Lula occorre, almeno da due anni a questa parte, situare sempre il discorso. La storia brasiliana infatti è in una di quelle fasi di pieno galoppo dove il futuro pur immediato è incerto e imperscrutabile. Scrivere di Lula il primo aprile 2018 ha molti significati. Non solo la data coincide con i 54 anni del colpo di stato civile-militare del 1964 che ancora vaga, oggi più che mai, come un fantasma insepolto della storia brasiliana. Ma significa anche trovarsi a tre giorni dalla sentenza del Supremo Tribunal Federal (la Corte Suprema) chiamata a pronunciarsi sull'habeas corpus dell'ex Presidente - cioè se Lula potrà restare in libertà, dunque mantenere la sua candidatura alle Presidenziali di ottobre - dopo la conferma della sua condanna in seconda istanza. Insomma, a breve il destino di Lula e del Brasile dovrebbe trovare una forma meno indeterminata.

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