Negli ultimi 4/5 anni sono aumentate le ingerenze internazionali russe, dagli interventi militari in Siria e Ucraina all’interferenza nei processi democratici in Europa e negli Usa. Inoltre, negli ultimi anni, 14 cittadini russi che in passato avevano avuto legami con il Cremlino sono morti in circostanze misteriose o sono stati vittime di tentato omicidio nel Regno Unito.


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A inizio aprile, in seguito all’imposizione di una serie di sanzioni generali e all’espulsione ritorsiva di decine di diplomatici russi, gli Usa hanno annunciato sanzioni senza precedenti contro la Russia, ai danni di società e soggetti vicini a Vladimir Putin.

Nel suo comunicato il segretario del Tesoro americano Steven Mnuchin ha lasciato intendere che per gli Usa la misura è colma: “Il governo russo è coinvolto in una serie di attività nefaste nel mondo, tra cui l’occupazione protratta della Crimea e l’istigazione alla violenza nell’Ucraina orientale, la fornitura di materiali e armi al regime di Assad che bombarda i civili, il tentativo di sovvertire le democrazie occidentali e le attività informatiche malevole”.

Due giorni dopo, in risposta alle prove di un nuovo attacco con armi chimiche in Siria, Donald Trump si è scagliato apertamente (per la prima volta) contro Putin in un tweet: “Molti morti, tra cui donne e bambini, in un attacco CHIMICO insensato in Siria … il Presidente Putin, la Russia e l’Iran pagheranno un caro prezzo per il loro sostegno a quell’animale di Assad”.

Di fronte a simili dichiarazioni sembra inevitabile concludere che stiamo assistendo all’inizio di una nuova guerra fredda. Per comprendere le cause di questa rapida escalation di tensioni bisogna ripercorrere le quattro fasi che si sono susseguite dopo il crollo dell’Unione Sovietica.

Tra il 1991 e il 1999 l’economia russa è crollata sotto il peso delle forze di mercato. L’enorme sofferenza sociale ed economica che ne è derivata serve in parte a spiegare perché un’ampia fetta della popolazione russa sia disposta a sostenere qualsiasi regime in grado di garantire la stabilità economica del Paese. Allo stesso tempo in questi anni la nuova élite e gran parte della popolazione russa hanno assimilato modelli economici, sociali e culturali americani (non occidentali o europei, ma americani).

La seconda fase (2000-2004) si è aperta con l’arrivo di Putin al Cremlino. Putin non avrebbe potuto scegliere un momento migliore: il prezzo del petrolio era sceso a soli 10 dollari al barile, ma negli otto anni successivi sarebbe cresciuto fino a diventare dieci volte tanto. Il reddito ritrovato della Russia ha fatto miracoli per il tenore di vita dei cittadini e per la popolarità di Putin.

Putin si mise subito all'opera per consolidare il proprio potere, trasferendo le imprese, le ricchezze e la leadership dagli oligarchi di Eltsin ai propri sostenitori, un processo ampiamente apprezzato, anche perché i vecchi oligarchi avevano acquisito le loro immense ricchezze tramite un processo di privatizzazione piuttosto discutibile. I metodi di Putin non sono stati messi in discussione fino all'arresto e all'incarcerazione di Mikhail Khordorkovsky nell'ottobre 2003.

Mentre sorgevano dubbi su come Putin concepisse lo Stato di diritto, l’Europa Centrale e i Paesi baltici (emancipati dal dominio sovietico) spingevano per entrare nelle organizzazioni occidentali, dall’Ue alla NATO. L’espansione della NATO nel 2004 è stata senz’altro percepita dalla Russia come un’enorme provocazione.

La terza fase, 2005-2011, è cominciata male ma è finita abbastanza bene. In quegli anni la Russia si sentiva sempre più accerchiata e la retorica di Putin cominciava a farsi più aggressiva. Nel 2008, in risposta all’avvicinamento della Georgia alla NATO, Mosca infiammò il conflitto in Ossezia del Sud e Abkhazia appoggiando i separatisti contro le truppe georgiane. Oggi sono in pochi a dubitare che la Russia abbia usato il conflitto per frenare l’espansione della NATO.

L’Occidente ha colto il messaggio: quando Barack Obama è diventato presidente nel 2009, uno dei primi interventi del suo segretario di Stato, Hillary Clinton, è stata l'offerta simbolica di "resettare" le relazioni con Mosca. Le acque si sono calmate, ma non per molto.

La quarta fase è iniziata attorno al 2012. Dopo due mandati come Presidente e uno come Premier, Putin è tornato alla Presidenza, ma ha dovuto affrontare grandi proteste in tutto il Paese. I manifestanti lo accusavano di violazione dello spirito della Costituzione. Allo stesso tempo la fortuna economica di Putin è svanita: i prezzi del petrolio sono scesi e i redditi reali hanno cominciato a ristagnare.

C'è una curiosa correlazione (inversa) tra la capacità degli autocrati di generare crescita interna e le loro mire espansionistiche. Non sorprende quindi che a partire più o meno dal 2012 Putin si sia lanciato in una serie di avventure militari, tra cui quelle in Siria e Ucraina, dove è arrivato al punto di annettere la Crimea.

Le reazioni degli Usa e dell’Europa hanno dimostrato che l’Occidente non era disposto ad accettare quella che il Cremlino riteneva non solo una politica estera necessaria per la propria stabilità, ma anche una rivendicazione legittima di dominio su una certa sfera geopolitica.

La retorica nazionalista di Putin si è intensificata e la Russia ha cominciato a minare la stabilità delle democrazie occidentali in maniera più sistematica, sostenendo partiti, politiche e personalità anti-establishment. Gli esempi abbondano, dal sostegno finanziario a partiti nazionalisti (Front Nationale in Francia), alla diffusione di contenuti online al fine di influenzare l’esito del referendum sulla Brexit, al coinvolgimento nel processo elettorale che si è concluso con la vittoria di Trump.

Possiamo aspettarci che l'Occidente e la Russia comincino a stanziare maggiori risorse per la difesa, anche nel cyberspazio. Ciò richiederà una maggiore spesa pubblica in questi settori, anche se di tipo diverso (e probabilmente su scala più ridotta) rispetto a quanto avvenne durante la prima guerra fredda.

A meno che i prezzi del petrolio non aumentino in maniera stabile, Putin farà fatica a finanziare questa corsa alla difesa mantenendo al contempo le promesse fatte nel suo discorso di marzo in tema di politiche sociali e istruzione.

Per quanto riguarda il settore privato in Occidente, la regolamentazione di parti del settore tecnologico sarà quasi certamente più rigorosa, soprattutto per quanto concerne i dati personali rilevanti dal punto di vista politico. Probabilmente verranno introdotte nuove norme per rendere i social media responsabili dei contenuti entro certi limiti.

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