Negli ultimi decenni la questione nucleare è passata in secondo piano rispetto a quella del dividendo della pace alla fine della guerra fredda, agli interventi di controinsurrezione e alle missioni di guerra all’estero. Oggi però i governi europei, da Berlino a Londra, tornano a parlare di ombrelli atomici, deterrenza e distruzione collettiva assicurata. La Russia e gli Stati Uniti stanno ammodernando i loro arsenali nucleari. Mosca sta assumendo una posizione sempre più minacciosa e l’imprevedibile Donald Trump mina le garanzie della NATO. Pertanto le armi nucleari sono di nuovo oggetto di dibattito in tutta Europa, ma le opinioni dei vari governi contrastano fortemente a causa delle diverse situazioni nazionali e della diversa percezione del rischio nei rispettivi Paesi. Il Regno Unito e la Francia sono Stati nucleari, e attualmente altri quattro Stati membri dell’Ue ospitano armi nucleari americane sul proprio territorio. Austria, Svezia, Danimarca e Irlanda, invece, hanno aderito all'"Iniziativa Umanitaria" per il disarmo nucleare. Come osserva Julia Berghofer: "nell'ambito del discorso sul disarmo, l'Europa è l'unica regione al mondo in cui i punti di vista sono così divergenti".

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