Cambierà la ripartizione dei fondi europei?

Secondo la proposta della Commissione europea per il bilancio Ue 2021-2027, i criteri di ripartizione dei fondi europei, in particolare quelli della Politica di coesione, potrebbero cambiare. La Politica di coesione, il cui finanziamento assorbe un terzo circa delle risorse del budget, rimarrà principalmente uno strumento per aiutare Stati membri e regioni interne strutturalmente o economicamente arretrate a raggiungere i livelli del resto dell’Unione. Il Pil pro capite relativo rimarrà il criterio principale di ripartizione, ma accanto ad esso la Commissione propone di prendere in considerazione anche il tasso di disoccupazione, in particolare giovanile, la situazione ambientale, l’accoglienza e l’integrazione dei migranti. Questa proposta, che favorirebbe alcuni Stati come l’Italia e la Grecia, ha suscitato la reazione preoccupata degli Stati dell’Est Europa, tra i maggiori destinatari del fondo per la Coesione, che temono di vedersi ridurre le risorse assegnate.

Voto: 9 alla proposta della Commissione, più completa dello schema precedente. Certo, è difficile per i paesi danneggiati accettare una diminuzione delle risorse...

Web Tax: manca un accordo unanime. Cosa succede adesso?

I colossi del web come Facebook, Google e Amazon sono accusati dalla Ue di non pagare abbastanza tasse in Europa. La Commissione europea aveva proposto come soluzione temporanea, in attesa di una legislazione globale e proiettata sul lungo periodo, una tassazione comune a tutti gli Stati membri del 3% sui ricavi (e non sui profitti) di tali aziende. La contrarietà palese di alcuni Stati più piccoli – come Malta e Lussemburgo, che temono di essere danneggiati dalla Web Tax e preferirebbero fin da subito una soluzione globale –, unita a quella ufficiosa di diversi Stati di medie dimensioni, ha impedito che la proposta si concretizzasse. Ora si attende una proposta Ocse per il 2020, ma fino ad allora gli Stati Ue sembrano intenzionati ad andare in ordine sparso, con Francia, Spagna e Italia (almeno fino allo scorso esecutivo) che vorrebbero introdurre da subito questa tassa.

Voto: 8 alla proposta della Commissione e 2 ai paesi membri, che non riescono mai a guardare oltre il brevissimo periodo....

Nucleare iraniano: qual è il ruolo dell’Unione europea?

Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato l’8 maggio l’uscita degli Stati Uniti dal nuclear deal con l’Iran e il ritorno delle sanzioni. L’accordo (il Joint Comprehensive Plan of Action, o JCPOA) era stato siglato nel 2015 tra il 5+1 (gli Stati del Consiglio di Sicurezza Onu più la Germania), l’Unione europea e l’Iran. Subito dopo l’annuncio dell’uscita degli Stati Uniti, le parole più forti di sostegno all’accordo sono state pronunciate dall’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Ue, Federica Mogherini. Secondo Mogherini, l’accordo sta funzionando e l’Iran sta rispettando gli impegni presi, come ha certificato in nove distinti rapporti anche l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) incaricata dei controlli. Nell’incontro del 15 maggio col ministro degli Esteri iraniano Zarif, Mogherini ha confermato l’impegno europeo a mantenere in vita l’accordo. Il problema, che gli europei potrebbero essere presto chiamati a risolvere, nasce dall’intenzione dichiarata di Trump di colpire non solo l’Iran ma anche le imprese (europee) che continueranno a fare affari con Teheran. In reazione, la Ue potrebbe far ricorso al “blocking statute”, che impedirebbe alle compagnie europee di rispettare le sanzioni americane e le porrebbe al riparo da eventuali punizioni. Bastò la minaccia di un simile strumento perché Clinton, negli anni ’90, in un caso simile legato a Cuba, facesse marcia indietro. Con Trump alla Casa Bianca si rischia uno scontro frontale tra alleati.

Voto: 10 e lode alla Mogherini! La miopia politica di chi ha rotto il JCPOA è clamorosa!

Fact-checking

Gettito web tax è molto meno del gap Iva.

VERO

Il segretario di Stato olandese Menno Snel ha dichiarato il 29 aprile: “Le stime della Commissione prevedono un’entrata di 5 miliardi di euro l’anno [dalla web tax], mentre l’Iva persa nell’intera Ue è pari a 150 miliardi l’anno”. È vero: con una web tax al 3% la Commissione stima un gettito di 5 miliardi l’anno, mentre il “gap Iva”, cioè il divario tra gettito atteso e riscosso, è stato nel 2015 di 151,5 miliardi.

Salvini accusa di tagli la proposta di bilancio Ue 2021-2027

FALSO

Il segretario della Lega Matteo Salvini ha affermato il 2 maggio: “Oggi l’Ue ha presentato una bozza di bilancio dove saranno tagliati miliardi di euro agli agricoltori italiani, ai pescatori italiani, ai comuni italiani e l’unico più che c’è, sarà per gli Stati che accolgono più immigrati”. È falso, la Commissione propone diversi “più”: per digitalizzazione e reti, giovani, difesa, ricerca e innovazione, controllo frontiere esterne. Ma soprattutto è troppo presto per quantificare eventuali riduzioni per l’Italia dei fondi agricoltura e coesione.

Varoufakis e la crisi dei salari in Grecia

VERO

L’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha dichiarato il 25 aprile: “Il 33% dei greci lavora per meno di 380 € al mese. Lordi, prima di pagare le tasse”. È impreciso ma in sostanza corretto: è il 29,9% dei lavoratori del solo settore privato che guadagna 382,9 euro lordi al mese.

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