Iran: addio all’accordo sul nucleare

Donald Trump ha mantenuto la promessa elettorale del 2016 di stracciare l’accordo sul nucleare con l’Iran. La decisione di disfarsi di quello che era stato il fiore all’occhiello della politica estera di Barack Obama mette i firmatari europei in una posizione scomoda: non sarà facile mantenere in vigore l’accordo. Le nuove sanzioni americane sono motivo d’imbarazzo per il Presidente francese Emmanuel Macron e la Cancelliera tedesca Angela Merkel, che a lungo hanno tentato di convincere Trump a tenere in vita il patto con l’Iran. È evidente che Trump non ha alcun interesse a giocare di squadra sulla scena internazionale, come aveva già dichiarato al ritiro degli Stati Uniti dall'accordo di Parigi sul clima. Questa inversione di tendenza rischia di compromettere l'affidabilità della politica estera americana: perché mai più un capo di Stato mondiale dovrebbe fidarsi degli Usa in futuro?

Voto: Zero a Donald, animato solo da marcare una distanza dalle politiche di Obama... Triste e dannoso...

Medio Oriente: ambasciata Usa in Israele

Donald Trump non può fare a meno di provocare. E allora cosa c'è di meglio che demolire decenni di politica estera ortodossa spostando l'ambasciata americana in Israele da Tel Aviv (scelta dalla maggior parte delle nazioni come sede della rappresentanza diplomatica) a Gerusalemme, indisponendo milioni di arabi in tutto il mondo? Trump ha voluto fare proprio così, pur sapendo che la sua decisione avrebbe scatenato il caos in Israele e nei territori palestinesi. Molti esperti di politica estera a Washington avevano anticipato l'effetto destabilizzante di questa mossa, che ha portato al maggior numero di vittime palestinesi in un solo giorno dalla fine del conflitto tra Israele e i militanti di Hamas nel 2014. Almeno 58 manifestanti sono stati uccisi dalle forze israeliane a Gaza, dove migliaia di persone hanno protestato contro il trasferimento dell'ambasciata. Ora spetta alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale porre rimedio, ma la probabilità di un rapido allentamento delle tensioni è remota e Trump è l'unico da biasimare per il caos.

Voto: Zero a Donald. 60 morti sono troppi, anche se fosse per una mossa geniale, che non mi sembra comunque il caso...

Crisi latino-americane: Venezuela/Argentina/Messico

A sud dei confini federali, le cose si mettono male per gli Usa. I colloqui con il Messico per rinegoziare l'accordo di libero scambio nordamericano sono destinati a trascinarsi fino all'anno prossimo, poiché nessuna delle parti (neanche il Canada) è riuscita a compiere progressi significativi. Come se non bastasse, il Messico potrebbe presto eleggere un populista di sinistra, Andrés Manuel López Obrador, che non vede l'ora di scagliarsi contro la sua nemesi statunitense. Più a sud, in Venezuela, la situazione sociale peggiora di giorno in giorno. Ai repubblicani non dispiace vedere il Presidente Nicolàs Maduro sull’orlo del baratro, ma i consumatori americani non saranno contenti dell’aumento dei prezzi della benzina provocato dalle sanzioni imposte da Washington a Caracas. Infine, la crisi valutaria argentina sta danneggiando l’immagine del Presidente Mauricio Macri, alleato Usa. A meno che il peso argentino non inizi a rafforzarsi e l'inflazione scenda, il leader riformista rischia di essere congedato prima di quanto non auspichino gli Usa.

Voto: qui il voto più basso (2!) lo merita Maduro, che sta uccidendo la democrazia in Venezuela

Distensione Cina-USA

Dopo aver accusato la Cina di imbrogli e manipolazione di valuta, Donald Trump ha deciso di sospendere la guerra commerciale con il maggior rivale economico degli Usa. Per mesi il Presidente ha minacciato di imporre un'ondata di dazi sul Made in China, ma adesso sta facendo marcia indietro. Trump ha infatti promesso di risolvere la controversia commerciale con ZTE, produttore cinese di apparecchiature per le telecomunicazioni a cui è stato vietato di acquistare componenti da aziende statunitensi per 7 anni. Questo allentamento non piace a molti sostenitori di Trump nell'industria siderurgica e del carbone. Il Washington Post è persino arrivato ad affermare che la Cina sta vincendo la guerra commerciale, il che potrebbe essere una buona notizia per i consumatori americani che amano i prodotti a basso prezzo, ma anche portare alla sconfitta di Trump alle elezioni di metà mandato.

Voto: 6 a Trump, perché ha capito che avrebbe perso la guerra commerciale con la Cina. Meglio tardi che mai...

Malesia: nuove speranze

“È una nuova alba per la Malesia.” L’ha affermato Anwar Ibrahim, leader storico dell’opposizione, scarcerato all’indomani della sconfitta del Fronte Nazionale che da 60 anni governava il Paese. Ibrahim lavorerà a stretto contatto con Mahathir Mohamad, il politico di 92 anni che ha vinto le elezioni con un programma riformista. Donald Trump sarà triste di vedere il suo amico Najib Razak uscire di scena: il controverso ex premier, sul quale gravano varie accuse di corruzione, è stato un ospite regolare dell'hotel di Trump a Washington.

Voto: 8 a Mohamad, che a 92 anni ha la forza e la lucidità per essere riformista

Miti e leggende

Gli americani non amano l’università pubblica

Vero. Benché un numero crescente di università pubbliche abbia prodotto alcune delle menti più brillanti d'America, secondo il Pew Research Center il 78% degli americani pensa che le università statunitensi siano mediocri o al di sotto della media, mentre solo il 16% le ritiene le migliori al mondo. È interessante notare che gli elettori che propendono per il Partito Democratico hanno una visione più negativa delle scuole pubbliche rispetto a quelli di orientamento repubblicano. Parte del problema è la mancanza sistemica di finanziamenti pubblici in questo settore.

Le famiglie americane sono in declino

Falso. Il Pew Research Center ha rilevato che negli Usa, dopo decenni di declino, la maternità e le dimensioni della famiglia stanno aumentando”. Nel 2016, l'86% delle donne al termine dell'età fertile (40-44 anni) ha partorito, contro l'80% del 2006. Il motivo di questa inversione di tendenza è che sempre più donne fanno figli in età più avanzata. I sociologi ritengono inoltre che un maggiore coinvolgimento dei padri nella vita dei loro figli incoraggi le coppie a farne di più. Questa nuova tendenza giocherà a favore dell'economia statunitense innescando un boom demografico.

Gli americani adorano le auto senza conducente

Falso. La maggior parte degli americani resta scettica rispetto alle auto senza conducente. Secondo un sondaggio Gallup il 75% delle persone preferirebbe utilizzare un'auto a conduzione umana anche se quelle autonome fossero diffuse, mentre più della metà afferma che non vorrebbe mai usare un'auto che si guida da sola. Questi dati potrebbero sorprendere, soprattutto perché molte case automobilistiche stanno investendo pesantemente nella tecnologia driverless. Ma le recenti notizie di incidenti provocati da auto autonome, di cui uno mortale, hanno alimentato la diffidenza di molti americani verso i veicoli di nuova generazione.

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