Fotografa, ballerina, performer: Kia LaBeija è un’artista giovane, fascinosa, intrigante. Di più, è un’influencer, un’icona della scena culturale newyorkese, è la regina del “vaguing”, uno stile che l’ha portata a diventare tra i simboli della Ballroom, la ribalta che da oltre 50 anni forgia e lancia alcuni dei più grandi artisti nordamericani, da Price ad Alicia Keys.

La leggenda di Kia è figlia di una sensualità intrinseca abbinata ad uno stile minimalista che richiama la filosofia del “less is more” sovrapposto ad una recitazione che ricorda le danze delle modelle sui set. Lo stile “Vogue Femme” infatti propone un corpo in costante movimento la cui suadenza è data proprio dal ritmo lento ma ininterrotto che consente di focalizzare ogni singolo movimento. Le sue opere colpiscono perché uniscono una contestualizzazione pulita, realista, talvolta ruvida, ad una bellezza conturbante. Erede della grande tradizione newyorkese degli artisti innovatori, da Andy Warhol a Keith Haring a Basquiat, Kia LaBeija sta segnando la scena culturale della grande mela perché incarna i miti e le tendenze della sua epoca, senza però sottacerne le contraddizioni, i tic, i fallimenti. La sua è una denuncia franca, spesso sfacciata ma di alta godibilità estetica, che è poi il mix perfetto per avere successo. «Quando la gente ti fa sentire piccola» – ha detto in una intervista LaBeija – «tu devi ricordare a te stessa che sei più grande e più profonda del cielo di una notte buia». Lei lo è e se lo ricorda.

@GuidoTalarico

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