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Perché gli ebrei viennesi boicottano la Giornata della Memoria

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La comunità ebraica oggi diserterà le cerimonie ufficiali in ricordo della Shoah per evitare contatti con i ministri dell’Fpö, osteggiati anche da Israele. E recenti rivelazioni della stampa gettano una luce ancora più sinistra sul legame con il nazismo dell’estrema destra al governo

La notizia era già trapelata settimana scorsa. La Israelitische Kultusgemeinde Wien (Ikg), così si chiama la comunità ebraica di Vienna, ha fatto sapere che non intende partecipare alle celebrazioni ufficiali per la Giornata della Memoria. Non intende sedere accanto a rappresentanti del partito nazionalista e xenofobo Fpö, ora partner di minoranza del governo appena insediatosi e presieduto dal cancelliere e capo del partito popolare Sebastian Kurz.

Oskar Deutsch, presidente dell’Ikg aveva dichiaro alla stampa israeliana: «Se alla Giornata della Memoria parteciperanno anche ministri dell’Fpö, cosa che do per scontata, dovrei dare loro la mano e questo mi è impossibile. Motivo per cui l’intera comunità ebraica non parteciperà».

La decisione era stata presa all’inizio di quest’anno nel corso di una riunione del direttivo della Ikg. Certo non sarebbe stata la comunità di Vienna a sdoganare chi non ha mai preso nettamente le distanze dal passato nazista. Un partito nel quale hanno un peso decisivo le Burschenschaften, le confraternite studentesche, che in Austria sono note per posizioni di estrema destra, con tutto il corollario xenofobo, di malcelato antisemitismo e di una certa nostalgia nazionalsocialista che ne consegue.

Chi bollava questa decisione come anacronistica si è dovuto ricredere questa settimana, quando il settimanale viennese Falter ha dato notizia del rinvenimento nella sede della Bassa Austria della Burschenschaft Germania di un libretto di canzoni uscito nel 1997 nel quale si trovano anche canzoni con queste strofe: “E apparve tra di loro l’ebreo Ben Gurion: Date gas, voi antichi germani, che ce la facciamo a raggiungere i sette milioni”, “E apparve tra di loro un cinese con gli occhi a mandorla: Anche noi siamo indogermani e vogliamo far parte delle Waffen-SS”.

La notizia di per sé sarebbe già stata dirompente, diventa però esplosiva se si tiene conto che domani si vota nella Bassa Austria e che Udo Landbauer, il candidato di punta dell’Fpö, è un membro della suddetta confraternita. Lo stesso Landbauer ha cercato di difendersi, assicurando di non aver mai saputo dell’esistenza di questo canzoniere in quanto ai tempi della sua pubblicazione aveva appena 11 anni e che al partito si era avvicinato la prima volta tre anni dopo.

Spiegazioni poco credibili anche per il capo di Stato austriaco Alexander Van der Bellen che, per giunta, giovedì ha dovuto sottoporsi a un vero e proprio interrogatorio a Strasburgo da parte degli eurodeputati. Van der Bellen ha fatto del suo meglio per tranquillizzare i presenti, assicurare che l’Austria resta pro-europea e che qualsiasi legge non conforme ai valori fondanti della democrazia non avrà la sua firma. Il presidente ha detto di capire le preoccupazioni europee a seguito della svolta a destra del Paese e del suo nuovo governo, «ma anche se queste preoccupazioni vanno prese sul serio, sarebbe sbagliato farsi prendere dal panico», ha detto. Ricordando infine l’allarme che aveva suscitato nel 2000 la costituzione del primo governo Övp-Fpö, ha suggerito di distinguere tra «retorica e provvedimenti concreti». Durante quei sei anni, infatti, non sono mai state varate leggi contrarie ai diritti umani.

Fatto sta che l’Austria è il primo Paese dell’Europa occidentale ad avere nel governo ministri con un passato – e forse anche un presente – nei ranghi dell’estrema destra. E ancora prima della decisione della Ikg di boicottare la Giornata della Memoria, subito dopo la formazione del nuovo governo austriaco era stato il governo israeliano a far sapere che non intendeva ricevere ministri dell’Fpö e nemmeno il ministro degli Esteri Karin Kneissl, indipendente in quota al partito.

Per quanto inequivocabile, annotava il quotidiano austriaco Die Presse, il tono questa volta pareva meno perentorio rispetto al 2000, quando Israele dichiarò il leader della Fpö Jörg Haider persona non grata. Infatti, diversamente dal 2000, questa volta Israele non ha richiamato la propria rappresentanza diplomatica in patria dopo la formazione del governo. Ed è stata proprio l’ambasciatrice a Vienna Talya Lador-Fresher a precisare che, nonostante la decisione di non aver contatti con esponenti dell’Fpö resti invariata, non si tratta di un ritorno a 17 anni fa. Intanto il premier Benjamin Netanjahu avrebbe incaricato il proprio ufficio ad avviare una valutazione oggettiva del governo austriaco. Valutazione che certo, dopo lo scandalo della canzone antisemita, potrà difficilmente risultare positiva.

@affaticati

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