La carovana dei migranti e le altre notizie sulla stampa nordamericana

Migranti parte della carovana mentre ricevono acqua. REUTERS/Luis Echeverria
Migranti parte della carovana mentre ricevono acqua. REUTERS/Luis Echeverria

Per i giornali nordamericani – statunitensi e messicani soprattutto – il tema trasversale dominante della settimana è stato uno solo: la marcia della grande carovana di migranti, forse settemila persone, partita dall’Honduras e adesso in cammino in Messico per cercare di raggiungere gli Stati Uniti.

Partiamo da sud. In Messico il passaggio della carovana nello Stato del Chiapas, confinante con il Guatemala, è stato segnato dai gesti di solidarietà della popolazione locale: ai viaggiatori spossati dal caldo è stato offerto cibo e acqua, come sottolinea Animal Político, e anche passaggi in auto, pick-up e camion.

D’altra parte, tuttavia, cominciano sempre più a diffondersi i sentimenti anti-immigrati: frasi come “Ci rubano il lavoro” e “Non si integrano” sono comparse spesso sui social network. Ciro Gómez Leyva, uno dei giornalisti messicani più famosi, ha descritto l’ingresso della carovana come un’invasione. Sabato 20 il quotidiano El Universal ha titolato “La carovana migrante entra in Messico con violenza”, abbinando la foto di un migrante che spingeva un poliziotto protetto da uno scudo. Il settimanale Proceso ha riportato invece le dichiarazioni del governatore del Querétaro: nello Stato, piuttosto ricco, vive una nutrita comunità di venezuelani fuggiti dalla crisi; secondo Francisco Domínguez, la maggior parte di loro ha un passato criminale.

Negli Stati Uniti Donald Trump sta spingendo molto sulla storia della carovana per infervorare la sua base in vista delle imminenti elezioni di metà mandato. In un tweet ha detto che tra i migrantisi sono infiltrati dei criminali e dei “mediorientali”, alludendo ad una minaccia di terrorismo. Il New York Times ha verificato, e ha concluso che non ci sono prove a sostegno della dichiarazione del presidente.

Lo Stato americano più osservato in vista del voto del 6 novembre è il Texas, bastione del partito repubblicano. A contendersi il seggio di senatore ci sono Ted Cruz per i Repubblicani – già candidato alle presidenziali, ma sconfitto da Trump – e Beto O’Rourke per i Democratici. La campagna elettorale di Beto – diminutivo spagnolo di Robert, il suo vero nome – ha generato così tanto entusiasmo che Trump è dovuto accorrere in difesa di Cruz, dopo che i due si erano tanti odiati durante le primarie del 2016. Lo racconta il Wall Street Journal.

Rimanendo su questioni interne alla regione, il New York Times ha ospitato Roberta Jacobson – l’ex-ambasciatrice americana a Città del Messico, dimessasi lo scorso maggio –, che ha raccontato dall’interno il modo in cui l’amministrazione Trump ha gestito i negoziati per l’aggiornamento del trattato commerciale con Messico e Canada. Lo ha definito un approccio caotico, con i diplomatici spesso tenuti all’oscuro delle decisioni della Casa Bianca.

Proprio il nuovo patto di libero scambio tra l’America del nord, l’Usmca, continua ad essere tema di discussione in Canada. La maggior parte dei canadesi, stando ad un recente sondaggio commentato da The Star, non è contenta dell’accordo: lo ritiene sbilanciato dalla parte di Washington e pensa che il governo di Justin Trudeau abbia fatto troppe concessioni. La ministra degli Affari esteri Chrystia Freeland, che ha guidato anche il team di negoziatori canadese, ha dovuto rassicurare la popolazione che l’Usmca non conferisce agli Stati Uniti maggiore libertà nell’imporre dazi al Canada; quelli sull’alluminio e sull’acciaio, però, sono ancora in vigore.

Trudeau, intanto, ha fornito dettagli sulla “tassa sul carbone” (carbon tax) che imporrà a quattro province del Canada – Ontario, Manitoba, Saskatchewan e New Brunswick – che finora hanno resistito ad allinearsi alle direttive federali. Gli impianti industriali, responsabili di grandi quantità di emissioni, cominceranno ad essere tassati da gennaio, mentre da aprile entrerà in vigore anche una tassa sulla benzina. Si prospetta una accesa battaglia politica: le quattro province “multate” sono guidate dai conservatori, e ad ottobre 2019 in Canada si terranno le elezioni generali. La situazione è riassunta bene dal Globe and Mail.

@marcodellaguzzo

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