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Un'intervista Made in China e le altre notizie sulla stampa cinese

Il presidente della regione autonoma dello Xinjiang Uyghur Shohrat Zakir. REUTERS / Thomas Peter
Il presidente della regione autonoma dello Xinjiang Uyghur Shohrat Zakir. REUTERS / Thomas Peter

Nella settimana appena trascorsa l'evento più clamoroso sulla stampa cinese è stato senza dubbio la pubblicazione dell'intervista alla Xinhua da parte di Shohrat Zakir, il governatore dello Xinjiang dopo che la regione è finita al centro dell'attenzione mediatica internazionale a causa dell'esistenza dei campi di rieducazione. Il titolo dell'intervista permette di comprendere subito il taglio: “Intervista al capo del governo dello Xinjiang sull'antiterrorismo, istruzione e formazione professionale nello Xinjiang”.

Trattandosi di un'intervista con caratteristiche cinesi, sarà bene specificare che le domande non sono quelle capaci di mettere in difficoltà l'interlocutore. Un esempio? Ecco la prima domanda: “Vi chiediamo di informarci sull'attuale situazione nello Xinjiang, dato che sotto l'influenza del terrorismo internazionale e dell'estremismo religioso, il numero di violenti attacchi terroristici è stato in aumento in alcune parti della regione?”. Una domanda che spiana la strada alla narrazione governativa, che trova poi spazio nelle parole del governatore.

Altra caratteristica dell'intervista sono le risposte, straordinariamente attente agli aspetti burocratici. Un altro esempio: “Il Congresso nazionale del popolo ha approvato la legge antiterrorismo nel 2015 e il nono emendamento alla legge penale, mentre la Procura suprema del popolo, insieme alla Corte suprema del popolo, al ministero della Pubblica sicurezza e al Ministero della giustizia, nel 2018 ha emanato le linee guida sull'applicazione della legge nei casi di terrorismo e estremismo”.

In soldoni l'intervista dice questo: sì esistono dei campi di rieducazione perché c'è il pericolo del terrorismo ma sono posti dove i detenuti studiano, si divertono e possono scoprire quanto sia bella la vita.

Cambiando registro, bisogna ricordare che la lettura della stampa cinese permette di comprendere attraverso storie laterali i dettami del governo. Colpisce dunque il racconto pubblicato da diverse riviste e anche sulla Xinhua, dal titolo “Povertà e orgoglio: il villaggio che ha scosso una nazione”. Nel lungo reportage da un villaggio dell'Anhui si racconta la storia di un gruppo di persone negli anni precedenti l'apertura di Deng: “Nell'autunno del 1978, Yan Hongchang era diventato il capo villaggio di Xiaogang. Il suo villaggio dipendeva già dagli aiuti governativi per il grano e, a giudicare dai rendimenti dell'autunno, quell'aiuto sarebbe stato più necessario che mai. Qualcosa doveva essere fatto. Era tempo di cambiare, decise Yan, il tempo di prendere il controllo del destino del villaggio. Una sera, 18 capifamiglia si riunirono per una riunione segreta in una delle capanne del fango del villaggio. Parlarono e litigarono e si lamentarono della loro sorte e gradualmente Yan Hongchang li convinse che la sua idea radicale era la loro unica scelta: acconsentirono a de-collettivizzare la loro terra”. Mai il passato economico dell'epoca maoista e concetti legati al collettivismo sono stati più distanti da questa Cina.

Ma il passato conta poco mentre la Cina corre in modo rapido verso il futuro. A questo proposito Wired ha dedicato un articolo alla questione di Google in Cina; nei mesi scorsi era emersa la volontà di Google di tornare sul mercato cinese - dopo la fuga a Hong Kong del 2011 - con uno strumento di ricerca customizzato sulle esigenze censorie del partito comunista. Voce confermata, poi smentita, poi di nuovo confermata. Wired titola, “Secondo il Ceo di Google i test del motore di ricerca cinese sono andati alla grande”. Nel pezzo si legge che “I test interni per lo sviluppo di un motore di ricerca censurato in Cina sono stati molto promettenti, ha detto il Ceo Sundar Pichai. Saremo in grado di rispondere a oltre il 99 percento delle query richieste dagli utenti, ha spiegato Pichai”.

Rimanendo nel campo tech, tra molte virgolette, Radii, un webmagazine che prova a segnalare le tendenze più nuove nella società cinese, racconta che le nuove macchine cinesi avranno a “Sexy Holographic Anime Girl” come assistente virtuale.

Infine una storia per chiunque ha trascorso qualche giorno in un appartamento Cina. La scrive il Xinmin Weekly e racconta le vite dei vecchi “baoan” di Shanghai. Si tratta di anziani che hanno trovato impiego come “garanti della sicurezza” in quartieri, compound e palazzi e la cui capacità “securitaria” consiste per lo più nella conoscenza storica dei quartieri nei quali esercitano. Ma anche loro stanno per perdere il proprio “potere” per essere soppiantati da imprese private di sicurezza.

 @simopieranni

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