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Non solo Bolsonaro, cosa c’è questa settimana sui giornali latinoamericani

Una fedele che indossa una maglia per la di monsignor Óscar Arnulfo Romero. REUTERS/Jose Cabezas
Una fedele che indossa una maglia per la di monsignor Óscar Arnulfo Romero. REUTERS/Jose Cabezas

Il primo turno delle presidenziali brasiliane ha dominato questa settimana la stampa latinoamericana. E il significato del voto è stato sviscerato nei suoi aspetti più diversi. Mentre l’agenzia continentale Nodal , diretta dal sociologo argentino Pedro brieger, cerca di capire il perché della polarizzazione del voto, gli effetti di una possibile vittoria di Jair Bolsonaro vengono analizzati da BioBio Cile  a livello di politica, dal quotidiano argentino Cronista Comercial a livello di economia regionale e dalla rivista colombiana Semana  per le sue ripercussioni sull’ambiente.

Dal punto di vista interno del Brasile, oltre alla forte spaccatura politica del Paese sintetizzata da Bbc MundoO’Globo pone l’accento sulla nuova composizione del Congresso che vede tra le sue fila più militari, pastori evangelici e leader dei movimenti indipendenti, e Folha si concentra sulle aspettative di voto per il secondo turno delle presidenziali previste per il 28 ottobre. Intanto nel paese si sono verificati diversi casi di aggressioni per ragioni politiche sottolineate da differenti testate, compresa Folha, soprattutto a persone omosessuali, donne e minoranze in generale.

Intanto, l’altra grande economia dell’America Latina, quella argentina, sta affrontando un momento difficile e secondo le previsioni per la fine del 2018 riportate dal Cronista la nazione sarà tra i 5 Paesi con la più alta inflazione al mondo. A livello interno inoltre continuano le proteste per gli aumenti del costo della vita, riportati anche da Clarin, non accompagnati da aumenti di stipendio, come sottolinea Pagina12. Secondo uno studio dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocde) riportato anche da Apertura.com, per uscire dalla povertà nel Paese sono necessarie almeno sei generazioni.

La Colombia anche sta vivendo un momento di grandi proteste: le piazze del Paese si sono riempite di centinaia di migliaia di persone ed El Tiempo cerca di spiegare le ragioni di coloro che hanno manifestato in difesa dell’educazione pubblica ed è prevista, secondo quanto riporta El Espectador, una nuova protesta per il 17 ottobre. Per quanto riguarda invece le dinamiche migratorie, il neo presidente Ivan Duque, come riportato da El Heraldo, ha affermato che non chiuderà la frontiera con il Venezuela. La Colombia sta poi assistendo, per ora senza reagire, allo sterminio dei leader sociali nel Paese – ovvero coloro che rappresentano il punto di contatto tra le numerose comunità indigene, nere e native che risiedono in territori ricchi di risorse, e la politica. Rcn Radio avverte che la stessa Onu ha raccomandato di proteggerli: dal 2016 a oggi ne sono stati uccisi quasi 500 su tutto il territorio. Cinque ragazzi hanno creato un progetto artistico per ricordarli e, soprattutto, rendere visibile il fenomeno: un’iniziativa che abbiamo trovato sul sito Postales para la Memoria (cartoline per la memoria), riportata dal giornale argentino Infobae.

Cile e Bolivia, intanto, sono ancora alle prese con la loro eterna disputa sull’accesso al mare. Il portale di notizie boliviano Pagina Siete riporta che il presidente Evo Morales, che nel 2019 cercherà un quarto mandato presidenziale, ha annunciato che chiederà una revisione della sentenza della Corte dell’Aja. Allo stesso tempo La Razon si concentra sull’invito al dialogo rivolto da Morales al suo pari cileno Sebastián Piñera. Durissima la risposta del presidente cileno riportata dalla BioBio Cile: “Morales abbandoni la sua assurda pretesa sul mare cileno".

In Messico, uno dei pochi Paesi nella regione che ha scelto un presidente non conservatore e che assumerà ufficialmente l’incarico il 1 dicembre, il quotidiano Milenio ha riportato la possibilità di un abbassamento dell’Iva alla frontiera con gli Usa e il giornale messicano El Tiempo sottolinea lo stop del presidente Amlo all’estrazione del petrolio tramite il fracking, pratica considerata pericolosa per l’enorme spreco di acqua. Intanto un altro giornalista è stato ucciso, portando a più di 130 il numero dei giornalisti e difensori dei diritti umani assassinati dal 2000 al 2017. Un cortometraggio pubblicato dal sito Cultura Colectiva mostra cosa significa vivere nel Paese più pericoloso al mondo per i giornalisti.

In Perù, Fujimori adios? Dopo la sconfitta alle elezioni amministrative di domenica scorsa un altro duro colpo per il “fujimorismo”: Keiko, figlia dell’ex presidente accusato di violazione dei diritti umani, è indagata per finanziamenti illeciti alla campagna politica del 2011. La notizia è su tutte le testate locali, compresa Republica. Nel silenzio generale, Republica sottolinea inoltre come il parlamento peruviano abbia approvato una legge che impedirebbe il ritorno in prigione di Alberto Fujimori.

L’Uruguay apre le porte ai venezuelani, afferma il portale Voz de América, e si prepara alle elezioni 2019: El Observador riporta che il Movimiento de Participación Popular, Mpp, di Pepe Mujica, sta cercando di convincerlo a ricandidarsi.

Intanto il Venezuela continua ad essere immerso nelle sue contraddizioni: la comunità internazionale, voce riportata da El Pais, ha chiesto al Paese chiarezza nell’indagine sulla morte del consigliere oppositore Fernando Albán. Secondo quanto dichiarato dal procuratore, e riportato su El Universal, tutte le prove confermerebbero il suicidio dell’uomo. Il 9 dicembre inoltre ci saranno le elezioni dei consigli municipali e un partito dell’opposizione ha deciso di partecipare: i candidati, secondo la filogovernativa Avn – Agencia Venezolana de Noticias, sono decine di migliaia.

In breve:

Il Costa Rica è da cinque settimane in sciopero contro la riforma fiscale: cosa prevede? Lo spiegano Nodal e Bbc Mundo.

El Salvador: sul quotidiano locale El Mundo si ricorda che il 14 ottobre ci sarà la canonizzazione di monsignor Óscar Arnulfo Romero.

Ad Haiti Reliefweb dà notizia di due terremoti che hanno causato 15 morti, 300 feriti e 7mila case distrutte mentre Metropole Haiti racconta le proteste dei lavoratori che scendono in piazza contro un aumento del salario “insufficiente”.

Guatemala: la ex vicepresidente Roxana Baldetti condannata a 15 anni di prigione. Bbc Mundo fa il punto sulla situazione e il quotidiano locale Prensa Libre riporta le parole dell’avvocato della donna “appelleremo”.

In Honduras è stata respinta la ricusazione dei giudici da parte della famiglia dell’attivista assassinata Berta Caceres, lo riporta Telesur che ha sempre seguito da vicino il processo

Cuba: quali sono le innovazioni della nuova costituzione, secondo Oncubanews.

Cosa guardare: perché un Paese come l’Argentina, che con 40 milioni di abitanti produce cibo per 400 milioni di persone ed era un esempio di cultura e alfabetizzazione, non riesce a interrompere il ciclo delle crisi economiche che lo caratterizzano? Il documentario “Memoria del Saqueo” (diario di un saccheggio – versione con sottotitoli in italiano) di Pino Solanas prova a spiegarne le ragioni storiche e politiche, ripercorrendo le vicende del Paese dal colpo di Stato dei militari del 1976 alla crisi del 2001.

@GiuliaDeLuca82

@GiuliaDeLuca82

 

 

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