Editoriale


Quest'anno l'Unione europea si mostrerà con un nuovo volto esicuramente anche con un doppio vertice, costituito da un presidente, Hermann von Rompuy, e da un ministro degli Esteri, Catherine Ashton.

Quest’anno l’Unione europea si mostrerà con un nuovo volto esicuramente anche con un doppio vertice, costituito da un presidente, Hermann von Rompuy, e da un ministro degli Esteri, Catherine Ashton.

 Entrambe le posizioni sono state create allo scopo di dare all’Ue maggiore visibilità e una voce più omogenea di fronte al mondo. Il Trattato di Lisbona, inoltre, ha determinato la creazione di un Servizio Europeo per l’Azione Esterna. Che cosa significherà tutto questo per l’Europa? La sua trasformazione in una potenza mondiale? In che modo l’Ue si collocherà tra le altre potenze, in un mondo globale e semprepiù multipolare? Con le sue nuove strutture e posizioni, le verrà dato credito, oppure von Rompuy e la Ashton verranno ridotti a figure di pura rappresentanza e il vero impulso sulla politica estera continuerà a provenire dalle capitali nazionali? Sono passati quasi quarant’anni da quando Henry Kissinger chiese che gli europei avessero un unico numero telefonico: la battuta ha l’età di Matusalemme. Ma l’Unione europea è stata tenace, e alla fine
ce l’ha fatta. E non si tratta di un solo numero, ma di due: anzi, se si prende in considerazione anche la Commissione, sono persino tre.

Anche se ci si chiede se il presidente Barack Obama li comporrà mai.  E tuttavia le nuove strutture dell’Unione relative a competenze e poteri stanno lentamente venendo alla luce. Ancora non sono chiare e devono trovare una propria collocazione. Di tanto in tanto ci saranno dei “tira e molla” per decidere il ruolo effettivo che von Rompuy e la Ashton dovranno ricoprire all’interno dell’Ue. Ma è chiaro che in futuro ci sarà maggiore controllo sulla politica estera, e questo è un bene.

I vecchi sostenitori di Jean-Monnet direbbero che le istituzioni sono importanti. Le istituzioni generano forza di gravità, operano all’interno della politica e lì si creano il proprio spazio. Tutto ciò dovrà valere anche per il Trattato di Lisbona, per le nuove posizioni al vertice dell’Ue e per il Servizio Europeo per l’Azione Esterna: è questa la scommessa sul futuro della politica estera dell’Unione. Si tratta ancora di una scommessa, ma c’è chi si è presentato a Bruxelles per vincerla. Lo scopo principale è creare, tramite il Servizio Europeo per l’Azione Esterna, un nuovo strumento postmoderno per la politica estera, attraverso il quale l’Ue difenda di fronte al mondo non solo i propri valori ele proprie idee, ma anche gli interessi degli Stati membri.

Di cosa si tratta in dettaglio? Un presidente europeo, in futuro, assumerà la presidenza dei lavori del Consiglio europeo e darà loro impulso; si occuperà inoltre – insieme al presidente della Commissione europea – di preparare e assicurare continuità al lavoro del Consiglio. In terzo luogo, favorirà la coesione della Commissione e, quarto, riferirà al Parlamento europeo. Inoltre curerà la rappresentanza esteradell’Unione nelle questioni di politica estera e di sicurezza. Il Trattato pone dei limiti per l’esercizio della carica, specifica quali sono i compiti, ma non entra nel dettaglio. Non è chiaro se il presidente disporrà di un proprio apparato. Il suo potere esecutivo verrà di fatto limitato, in quanto di competenza del presidente della Commissione, Barroso; così come non sarà di sua competenza il lavoro del Consiglio dei ministri, poiché il compito in questo caso verrà mantenuto dalle diverse presidenze del Consiglio che si succederanno, e in questi mesi dalla Spagna. Riguardo alla politica estera, dovrà essere tracciata una linea di demarcazione tra le sue   competenze e quelle del ministro degli Esteri, che dal canto suo sarà a capo del Servizio Europeo per l’Azione Esterna e del ministero degli Esteri.

Questo contenuto è riservato agli abbonati

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €45

Abbonati per un anno alla versione digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €20

- Advertisement -spot_img