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GOSSIP INTERNAZIONALE

L’egemonia nel Mediterraneo: Russia, Iran, Turchia

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Dietro l’uccisione del generale iraniano Suleimani ci sono anche petrolio e crisi libica. Intanto Grecia, Cipro e Israele firmano un accordo sul gasdotto EastMed

La gente partecipa al funerale del generale iraniano Qassem Soleimani, comandante di punta delle Quds Force delle Guardie Rivoluzionarie, e del comandante della milizia irachena Abu Mahdi al-Muhandis, che sono stati uccisi in un attacco aereo all'aeroporto di Baghdad, a Baghdad, Iraq, 4 gennaio 2020. REUTERS/Wissm al-Okili

Con il massimo risparmio di vite umane, l’uso massiccio dei droni e l’assenza di grandi contingenti “boots on the ground” la politica americana di Donald Trump nel Mediterraneo, se si mostra in grado di soddisfare nell’immediato molte delle aspettative degli elettori americani (non solo repubblicani), sta aprendo scenari imprevedibili con un ruolo crescente di Russia, Turchia e Iran che si stanno giocando il controllo degli equilibri politici ed economici di un’area strategica per le sorti del mondo. L’attacco mirato delle forze speciali Usa di giovedì notte a Baghdad contro il generale iraniano, Qassem Suleimani, braccio armato e uomo di intelligence di Khamenei e contro il suo consigliere Abu Madhi al-Muhandis, capo delle milizie irachene, ha già prodotto come risultato un aumento del prezzo del greggio schizzato a livelli mai toccati da mesi. Il Wti è arrivato a 63,70 dollari al barile, più dei livelli raggiunti a metà settembre dopo l’attacco alle piattaforme petrolifere di Saudi Aramco. Il Brent invece ha toccato quota 69,06 dollari al barile.

Secondo fonti del Pentagono, l’operazione sarebbe stata ordinata dallo stesso presidente Usa Trump, senza che il Congresso ne fosse stato preventivamente informato. L’attacco sarebbe una risposta agli attacchi di domenica scorsa alle basi militari Usa da parte delle milizie Hezbollah Kataib in Siria e Iraq. Si teme ora un’escalation nel conflitto tra Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita da una parte e Iran e Iraq dall’altra.

Suleimani aveva condotto le operazioni militari dell’esercito iraniano negli ultimi 20 anni e in Iran era considerato al pari di una celebrità: aveva condotto le Guardie Rivoluzionarie, distinguendosi ai tempi dell’invasione dell’Iran da parte degli Usa nel 2003 a capo delle Quds Force assumendo poi un ruolo di primo piano nel 2011 in Siria, quando l’Iran si era schierato al fianco del Presidente siriano Assad.

Un conflitto che ha sempre, sullo sfondo, il controllo delle fonti energetiche. A settembre, dopo l’attacco da parte dei ribelli Houthi (appoggiati dall’Iran) alle riserve petrolifere dell’Arabia Saudita alleata degli Stati Uniti il prezzo del petrolio era schizzato ai massimi dal maggio 2019. Ma ci sono gas e petrolio anche dietro alla crisi libica e soprattutto dietro uno dei due accordi raggiunti recentemente dal Governo di Ankara con il Governo di Alleanza nazionale di Tripoli presieduto da Fayez al Serraj, quello sui confini marittimi e le zone economiche speciali che darebbero mano libera alle società turche (in cambio dell’appoggio militare votato dal Parlamento di Ankara a favore di Tripoli) per nuove esplorazioni di gas e greggio.

E proprio per anticipare le future mosse di Erdogan per il controllo delle fonti di energia del Mediterraneo il 2 gennaio ad Atene è stata raggiunta un’intesa dal forte significato politico. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, quello greco, Kyriakos Mitsotakis e il Presidente cipriota, Nicos Anastasiades e i Ministri dell’Energia dei tre Paesi hanno siglato un accordo intergovernativo per la costruzione del gasdotto EastMed. Intesa che prevede anche, per la prima volta, misure di difesa dell’infrastruttura che dovrebbe portare il gas naturale estratto dalle acque territoriali di Israele e Cipro verso l’Europa. Grecia, Cipro e Israele prevedono anche un sistema fiscale unico per la costruzione di EastMed con lo scopo di includere altri Paesi nell’intesa e lavorare insieme per sfruttare giacimenti che possano essere scoperti in futuro. In più, eventuali riserve di gas scoperte a sud di Creta verranno collegate al gasdotto.

Ma l’alleanza tra i tre Paesi serve soprattutto per mandare un messaggio chiaro alla Turchia, che contesta il diritto di Cipro a estrarre petrolio e gas nelle acque della Zona economica esclusiva (Zee) cipriota. Nei suoi progetti iniziali EastMed dovrebbe arrivare anche in Italia, in Puglia, ma l’ipotesi al momento resta solo un’opzione sul tavolo. Il Ministro dell’Energia e dell’Ambiente greco Kostis Hatzidakis ha ricevuto una lettera dal Ministro per lo Sviluppo economico italiano Stefano Patuanelli nel quale il Ministro esprime “i migliori auguri per il successo dell’iniziativa, che l’Italia continua a sostenere nell’ambito dei Progetti europei di interesse comune”. Tuttavia, il documento non avrà una firma italiana. L’importanza dell’intesa è stata sottolineata da Israele, dove di fronte alla città di Cesarea è entrata da qualche giorno in funzione la piattaforma marina del giacimento di gas naturale Leviathan, dal quale verranno riforniti anche Giordania ed Egitto. “Dopo di che esporteremo anche in Europa”, ha preannunciato il Ministro dell’Energia Yuval Steinitz.

Grecia, Cipro ed Egitto restano sempre molto preoccupati per l’accordo tra Ankara e Tripoli sui confini marittimi. L’intesa concede alla Turchia la possibilità di estrazione di gas e petrolio in un’area strategica del Mediterraneo orientale e soprattutto affida a Erdogan una sorta di “veto” sui gasdotti che attraverseranno quel tratto di mare. Anche per l’Italia gli accordi tra Ankara e Tripoli “non sono legittimi”. Per il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio “due Stati come la Turchia e il Governo libico che decidono quali siano i limiti delle acque territoriali è un fatto inaccettabile”. Ma da Tripoli lo stesso Presidente Serraj ha replicato così a Di Maio: “Siamo da mesi sotto attacco di Haftar, abbiamo chiesto aiuto all’Italia e non ce l’ha dato, la Turchia ci ha promesso aiuti militari e abbiamo firmato anche l’accordo sui confini marittimi; se altri Paesi li ritengono illegittimi si rivolgano ai tribunali internazionali”.

Già da mesi, tuttavia, Erdogan aveva alzato il livello della sfida nel Mediterraneo orientale, spingendo la ricerca di gas in acque cipriote direttamente in “casa” di Eni e Total all’interno del cosiddetto blocco esplorativo 7, che Nicosia ha affidato a italiani e francesi e dove la nave di perforazione turca Yavuz ha affondato le trivelle. Ma l’Italia non è stata a guardare e, ai primi di dicembre, la fregata missilistica Federico Martinengo è stata inviata in quel tratto di mare ufficialmente per un’esercitazione di tipo Passex. Come a dire: “Guardate che qui non siete da soli, ci siamo anche noi”.

@pelosigerardo

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