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Egitto: chiude al Jazeera Misr, l’ultimo canale pro-Morsi. Giro di vite ai vertici dell’Intelligence


Dopo la fuga di notizie e la diffusione di intercettazioni telefoniche che inchiodano i militari egiziani in riferimento alla detenzione illegale dell’ex presidente Mohammed Morsi, è tempo di epurazioni in Egitto. Il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha rimosso il capo dell’Intelligence, Mohammed Farirdel-Tohamy.

Dopo la fuga di notizie e la diffusione di intercettazioni telefoniche che inchiodano i militari egiziani in riferimento alla detenzione illegale dell’ex presidente Mohammed Morsi, è tempo di epurazioni in Egitto. Il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha rimosso il capo dell’Intelligence, Mohammed Farirdel-Tohamy.

REUTERS

Il suo vice, Khaled Fawzy, è stato nominato al suo posto ai vertici dell’Intelligence. Quest’ultimo sarebbe su posizioni ancora più radicali e vicine ai militari del suo predecessore.

Il Qatar si allinea alla versione del regime egiziano

Come se non bastasse, al-Sisi incassa anche il sostegno del Qatar. La rete televisiva al Jazeera Mubasher Misr (Egitto in diretta), con sede a Doha in Qatar, ha chiuso i battenti. Il canale era rimasto il solo a difendere l’ex presidente islamista Mohammed Morsi continuando a definire «golpista» l’ex generale Abdel Fattah al-Sisi. Non solo, la televisione del Qatar era rimasta la sola a coprire le diffuse manifestazioni anti-golpe che hanno avuto luogo negli ultimi mesi in tutto il mondo. La chiusura è arrivata in seguito a un più vasto tentativo di normalizzazione delle relazioni tra Qatar ed Egitto, sponsorizzata dalla monarchia saudita, che ha facilitato l’espulsione di decine di esponenti della Fratellanza in esilio a Doha dopo il golpe del 2013.

La decisione potrebbe facilitare il rilascio di quattro reporter del canale satellitare in carcere in Egitto. L’australiano Peter Greste, l’egiziano-canadese Mohammed Fahmi sono stati condannati a sette anni di carcere, Baher Mohammed a dieci. I reporter sono stati accusati di aver diffuso «notizie false» e aver rappresentato l’Egitto in uno stato di «guerra civile». A sette anni erano stati condannati in contumacia altri 11 giornalisti di al Jazeera. Anche il presidente degli Stati uniti Barack Obama aveva chiesto ad al-Sisi spiegazioni sui processi contro i giornalisti di al Jazeera nel primo incontro dello scorso settembre a Washington.

Per mesi sono stati sotto accusa per «diffusione di notizie false» anche i reporter britannici di al Jazeera, Dominic Kane e Sue Turton, e la giornalista olandese Rena Netjes che hanno lasciato l’Egitto. Le accuse generiche che sono state mosse durante il processo riguardano la copertura degli eventi del sit-in islamista diRabaa, nell’agosto del 2013 al Cairo. Lo scorso novembre, al-Sisi ha assunto per decreto il potere di grazia di cittadini stranieri, detenuti nelle carceri egiziane, considerato un possibile escamotage per consentire il rilascio dei giornalisti.

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