Egitto e sussidi statali: la fine di un’era?


Il nuovo Ministro dell’Economia egiziano, Hani Qadry Demian, insediatosi meno di un mese fa, ha chiarito sin da subito che la situazione economica dell’Egitto è ancor più grave di quanto si potesse immaginare. Il debito pubblico, secondo quanto dichiarato da Demian, è un terzo più alto di quanto sosteneva il suo predecessore, Ahmed Galal.

Il nuovo Ministro dell’Economia egiziano, Hani Qadry Demian, insediatosi meno di un mese fa, ha chiarito sin da subito che la situazione economica dell’Egitto è ancor più grave di quanto si potesse immaginare. Il debito pubblico, secondo quanto dichiarato da Demian, è un terzo più alto di quanto sosteneva il suo predecessore, Ahmed Galal.

 

Nonostante l’afflusso di liquidità dai Paesi alleati del Golfo, la stabilizzazione della sterlina egiziana e il superamento della crisi di approvvigionamento energetico, i conti pubblici del Cairo restano in rosso. Reuters ha recentemente pubblicato un’analisi sullo stato dell’arte dell’economia egiziana: nel giro di cinque anni, secondo i calcoli, il rapporto Pil-debito pubblico potrebbe sforare il rapporto del 100%, ritenuto dagli economisti il “punto di non ritorno” per le casse egiziane. Demian ha spiegato che la crescita del Pil per l’anno in corso dovrebbe ammontare al 2,3%, troppo poco per impedire il disastro. “L’Egitto sta spendendo più di quanto prende in prestito mentre la produzione resta ferma”, ha ammonito Moustafa Bassiouny, un economista del Signet Institut del Cairo intervistato da Reuters. La politica dei prestiti, perseguita anche dal governo di Mohammed Morsi, va così appesantendo i debiti del Paese piuttosto che ridurli. E dei 103 miliardi di dollari investiti dall’Egitto quest’anno, il 25,4% è destinato a ripagare gli interessi sul debito.

Nell’estate del 2013 i negoziati tra il Cairo e il Fondo Monetario Internazionale si sono interrotti dopo una trattativa lunga tre anni. I rappresentanti di Christine Lagarde, durante i loro periodici incontri con il governo egiziano, avevano posto condizioni ben precise affinché il prestito di circa 5 miliardi di dollari fosse finalizzato: taglio dei sussidi e privatizzazioni. Offerte rispedite al mittente sia dal Presidente Morsi sia dal successore filo-militare Hazem al Beblawy. Tagliare i sussidi in Egitto, infatti, significherebbe rendere la stabilità sociale del Paese ancor più precaria.

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