Egitto: movimenti giovanili nel mirino e prigionieri politici in sciopero della fame


La nuova legge sulle organizzazioni non governative limita i diritti di espressione in Egitto. È quanto si legge in un report di Amnesty International, pubblicato pochi giorni fa, che stigmatizza la «repressione della società civile», perpetrata dalle nuove norme che faciliteranno i controlli di sicurezza sulle ong egiziane.

La nuova legge sulle organizzazioni non governative limita i diritti di espressione in Egitto. È quanto si legge in un report di Amnesty International, pubblicato pochi giorni fa, che stigmatizza la «repressione della società civile», perpetrata dalle nuove norme che faciliteranno i controlli di sicurezza sulle ong egiziane.

Photo REUTERS/Mohamed Abd El Ghany

Non solo, gli operatori della società civile, secondo le linee guida del ministero della Solidarietà sociale, sono obbligati a registrarsi entro il due settembre 2014, in riferimento ad una vecchia legge (84/2002) che fissava in questa data la scadenza finale per la legalizzazione delle ong che operano in Egitto. Secondo la norma, le autorità potranno procedure alla chiusura di tutte le associazioni non registrate e confiscare i loro beni. Nel mirino del ministero della Solidarietà sociale ci sono soprattutto le ong dei Fratelli musulmani (1.107 sono le ong islamiste chiuse in un anno, secondo la confraternita).

I prigionieri politici in sciopero della fame

E così lo spazio per le opposizioni sembra sempre più risicato nell’Egitto dell’ex generale Abdel Fattah al-Sisi. Per questo, i prigionieri politici egiziani hanno iniziato uno sciopero della fame a oltranza.

A dare il via all’opposizione non violenta nelle carceri erano state le migliaia di Fratelli musulmani in prigione, dopo l’elezione di Abdel Fattah al-Sisi alla presidenza della Repubblica, nonostante il boicottaggio del voto della maggioranza degli egiziani, nel maggio scorso. A loro si sono aggiunti in questi giorni, attivisti laici e di sinistra.

A cominciare da Alaa Abdel Fattah, che sconta una condanna a 15 anni di reclusione e al pagamento di una multa pari a 100 mila ghinee (11 mila euro) nella prigione di Tora per aver partecipato a una manifestazione nel novembre scorso in violazione della legge anti-proteste. Alaa appartiene ad una famiglia di noti attivisti egiziani di sinistra, inclusa la zia, la scrittrice Ahdaf Soueif, e la sorella Sanaa, anche lei in carcere dallo scorso giugno con le stesse accuse, e in sciopero della fame.

Alaa è stato detenuto tre volte dall’inizio delle rivolte nel gennaio 2011 e ha spesso denunciato gravi episodi di tortura in carcere, a cui ha assistito direttamente.

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