EN

eastwest challenge banner leaderboard

Egitto: La nuova legge elettorale chiude la stagione del pluralismo. Morsi parla per la prima volta della sua detenzione illegale

Indietro    Avanti

Il processo all’ex presidente egiziano Mohammed Morsi ha preso una piega inattesa. Nell’ultima udienza, il lea­der isla­mi­sta ha par­lato per la prima volta della sua deten­zione rive­lando di essere stato tenuto nel quar­tier gene­rale delle Guar­die repub­bli­cane nelle ore suc­ces­sive al golpe mili­tare del 3 luglio 20130 nei due giorni successivi.

 

Remnants of a poster of ousted Egyptian President Mohamed Mursi are pictured on a wall on a street in Cairo August 25, 2013. Egypt's army-backed government shortened a night-time curfew by two hours on Saturday, 10 days after imposing it during a fierce crackdown on Muslim Brotherhood protesters in Cairo. Authorities imposed the curfew on August 14 when police destroyed Brotherhood protest camps in Cairo set up to demand the reinstatement of Mursi. REUTERS/Muhammad Hamed

Le sue parole sono essenziali per ricostruire le fasi seguenti al suo arresto, quando Morsi è stato tenuto per settimane in isolamento. Proprio la scorsa settimana, la tele­vi­sione turca al Meka­me­lin ha diffuso un video inquietante di alcune inter­cet­ta­zioni tele­fo­ni­che in cui si sente il pub­blico mini­stero del pro­cesso Morsi con­si­gliare al respon­sa­bile legale mili­tare, Mam­duh Sha­hin, di fab­bri­care un docu­mento che dichia­rasse un luogo falso di deten­zione, diverso dalla base della marina mili­tare di Abu Qair (a est della città costiera di Ales­san­dria, come con­fer­mato dallo stesso Morsi), dove era effet­ti­va­mente dete­nuto.

Le ricostruzioni di Morsi

Nell’udienza dello scorso sabato Morsi ha rivelato di essere stato con­dotto, subito dopo l’arresto, prima a est del Canale di Suez ed essere rima­sto per mezz’ora sulle mon­ta­gne di Ataqa nel quar­tier gene­rale delle forze spe­ciali anfi­bie, e di essere stato successivamente traspor­tato nella base mili­tare di Ales­san­dria. Non solo, nelle inter­cet­ta­zioni gli ufficiali si dicono preoccupati della possibilità che venisse fuori che Morsi fosse ille­gal­mente dete­nuto dall’esercito: in quell caso l’intero impianto accu­sa­to­rio sarebbe potuto deca­dere. Secondo la legge egi­ziana, il pro­cesso decade qua­lora le pro­ce­dure for­mali di arre­sto e deten­zione non siano eseguite cor­ret­ta­mente. E così, con il timore che Morsi potesse essere cla­mo­ro­sa­mente libe­rato, Mam­duh Sha­hin ha imme­dia­ta­mente con­tat­tato Hos­sam el Ghindy, capo della marina mili­tare, che aveva a quel tempo la respon­sa­bi­lità diretta della deten­zione del lea­der isla­mi­sta. I due hanno orche­strato un modo per modi­fi­care la data del decreto del giu­dice sulla deten­zione e il luogo di deten­zione, fab­bri­cando prove in base alle quali Morsi sarebbe stato sotto la respon­sa­bi­lità del mini­stero dell’Interno. Tut­ta­via, in un’intervista in diretta con il gior­na­li­sta Amro Adib, il mini­stro dell’Interno Moham­med Ibra­him in per­sona ammise che Morsi ini­zial­mente non indos­sava l’uniforme bianca dei dete­nuti per­ché non era tenuto in custo­dia dal suo ministero. Dal canto loro, i ver­tici mili­tari con­si­de­rano false queste inter­cet­ta­zioni.

La nuova legge elettorale cancella il pluralismo politico

D’altra parte, si avvicina il voto e la nuova legge elet­to­rale è ormai pronta. L’assemblea parlamentare in realtà, dalle rivolte del 2011, non trova pace: è stata in un primo momento sciolta, nono­stante il voto che aveva segnato la vit­to­ria degli isla­mi­sti nel 2011; le ele­zioni par­la­men­tari del 2013 sono state poi can­cel­late prima che venis­sero fis­sate; non si ha noti­zia invece del voto che potrebbe segnare il defi­ni­tivo con­so­li­da­mento poli­tico del pre­si­dente Abdel Fat­tah al-Sisi, in con­tra­sto con quanto pre­vi­sto dalla tabella di mar­cia, appro­vata subito dopo il golpe.

Eppure i mili­tari non sen­tono la man­canza del par­la­mento. L’ex gene­rale è ormai abi­tuato a gover­nare con decreti pre­si­den­ziali (con uno di que­sti ha deciso per esem­pio di sman­tel­lare l’intero vil­lag­gio di Rafah al con­fine con la Stri­scia di Gaza) e per andare avanti spa­valdo sem­bra non aver biso­gno né di un par­tito né di una parlamento. La nuova legge elet­to­rale rece­pi­sce di fatto que­sto stato di cose. E così il 60% dei seggi dovreb­bero andare a can­di­dati indi­pen­denti: que­sta scelta apri­rebbe la strada alla fine degli ago­niz­zanti par­titi poli­tici, nati a decine dopo le rivolte del 2011, e darebbe il via libera al ritorno dei muba­ra­kiani, gli uomini del Par­tito nazio­nale demo­cra­tico dell’ex pre­si­dente Hosni Muba­rak, assolto da ogni accusa lo scorso mese. Figure come l’ex pre­mier Gamal al-Ganzouri e l’ex diplo­ma­tico Amr Moussa stanno spol­ve­rando i loro abiti per ritor­nare nell’agone poli­tico, nono­stante l’età avan­zata. Tut­ta­via, la norma potrebbe aprire la strada anche a un ritorno dei Fra­telli musul­mani che potreb­bero far pas­sare i loro can­di­dati tra gli indipendenti, con il tacito consenso sei militari.

@stradedellest

Continua a leggere questo articolo e tutti gli altri contenuti di eastwest e eastwest.eu.

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica a € 45.
Se desideri solo l’accesso al sito e l’abbonamento alla rivista digitale, il costo per un anno è € 20

Abbonati


Hai già un abbonamento PREMIUM oppure DIGITAL+WEB? Accedi al tuo account




GUALA