Elezioni a New Delhi (seconda parte): la politica formato sagra


Ultimo giorno di campagna elettorale, domani riposo, dopodomani si vota per il chief minister di Delhi. Nel primo pezzo dedicato alle elezioni della capitale avevo provato a presentare i protagonisti di questo confronto alle urne. Oggi proviamo a vedere come si fa una campagna elettorale in una megalopoli da 20 milioni di persone (di cui solo 13 votanti).

Ultimo giorno di campagna elettorale, domani riposo, dopodomani si vota per il chief minister di Delhi. Nel primo pezzo dedicato alle elezioni della capitale avevo provato a presentare i protagonisti di questo confronto alle urne. Oggi proviamo a vedere come si fa una campagna elettorale in una megalopoli da 20 milioni di persone (di cui solo 13 votanti).

 

Partiamo dai numeri. Tutta New Delhi è divisa in 70 circoscrizioni e, secondo i dati dell’Election Commission, gli aventi diritto di voto sono precisamente 13.314.215; a occhio, ci sono almeno altri 7 milioni di persone residenti nel territorio di Delhi ma o registrati altrove per la votazione o sprovvisti di documenti.

In tutto ci sono 673 candidati principalmente ripartiti tra i tre partiti politici: Bharatiya Janata Party (Bjp, conservatori induisti, al governo federale col premier Narendra Modi), Indian National Congress (Inc, una specie di centrosinistra “laico” e “terzomondista”, ma dentro c’è un po’ di tutto, controllato dalla dinastia dei Gandhi) e Aam Aadmi Party (Aap, partito della società civile di estrazione spiccatamente urbana, guidato da Arvind Kejriwal).

Questi 673 candidati, nelle ultime settimane, hanno presidiato palmo a palmo ogni quartiere della città, in una campagna elettorale molto “fisica”, nel senso di stare in mezzo alla gente, farsi vedere e – senza troppa poesia – fare del gran casino.

Le carovane dei deputati locali sono composte da ogni mezzo di locomozione immaginabile nelle strade indiane (elefanti esclusi, almeno qui a New Delhi, di solito li tengono per i matrimoni o per le feste): file di autoriksha strapieni di bandiere, stemmi e cartelloni del partito di riferimento; carretti a motore con sound system che ripete, in loop, canzoni tradizionali o estratti di comizi dei principali leader; jeep scoperte dove vengono portati in trionfo i deputati, circondati da collaboratori e/o sgherri del partito; in testa o in coda al corteo, quasi sempre viene affittata per la giornata una banda di strada armata di dhol (tamburo che si tiene a tracolla e si suona su entrambe le estremità), piatti, trombette e tutto il repertorio degli strumenti non convenzionali della Corrida, con l’obiettivo di fare più casino possibile e richiamare la popolazione circostante all’evento.

Il risultato acustico è, più o meno, questo:

 

{youtube}TMVizG2AF7o{/youtube}

In una settimana di girovagare casuale per la città (cioè senza l’obiettivo di incrociare alcuna carovana politica) ho incontrato tre diversi deputati locali, due del Bjp e uno di Inc, circondati da decine di attivisti di partito che si aprivano biblicamente al passaggio del politico di turno, sempre vestito in maniera tradizionale (salwar kameez bianco, qualche gingillo d’oro, benedizione in fronte, movenze da Regina Elisabetta) immerso in una nuvola di inquinamento acustico prodotto dai dhol di cui sopra.

 

Vederli trottare per le vie di New Delhi, sulla jeep o a piedi “tra la gente”, seguiti dallo stupore e dall’entusiasmo dei passanti, rafforza l’idea che in India (ma forse vale anche per gran parte del resto del continente asiatico) il politico sia persona generalmente irraggiungibile, intoccabile nell’accezione materiale del termine: la differenza tra un politico e una persona normale risiede nei posti dove il politico NON va, nelle cose che il politico NON fa.

Qui la chiamano “Vip culture”, ed è una delle battaglie di Aap che riscuote più successo. Grillinamente parlando, fa molta presa nell’elettorato l’illusione di poter avere dei politici “come noi” nelle stanze del potere: gente che, secondo le speranze dell’elettorato di Aap, la mattina va a trattare sul prezzo delle patate al mercato, il pomeriggio si siede in parlamento a legiferare.

In assenza del politico, il territorio rimane comunque presidiato da decine di volontari col compito di tenere alta l’attenzione del potenziale elettore: stanno ai banchetti per strada e fuori dalle uscite della metro, noleggiano riksha con altoparlanti che sparano a ripetizione slogan di partito e/o canzoni a tema. Ad esempio, l’entourage di Kejriwal ha composto questo inno per le elezioni locali, augurandosi “5 saal Kejriwal”, ovvero cinque anni di Kejriwal al governo di New Delhi. Lo sento tutte le mattine dal mio balcone.

 

{youtube}82At57-Zc94{/youtube}

Il Bjp ha invece avanzato due armi di distrazione di massa per tentare di erodere l’elettorato di Aap.

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