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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Tanzania: Magufuli stravince ma si scatena l’opposizione

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Elezioni in Tanzania: il Presidente uscente conquista il secondo mandato, scatenando la rabbia dell’opposizione che denuncia brogli. Aprono i seggi in Costa d’Avorio

Il Presidente della Tanzania John Magufuli a Nairobi, Kenya, 31 ottobre 2016. REUTERS/Thomas Mukoya

In Tanzania, nell’Africa orientale, il Presidente uscente John Magufuli ha vinto le elezioni con circa 12,5 milioni di voti (l’84%), garantendosi così un secondo mandato. Il suo principale sfidante, Tundu Lissu, del partito Chadema, ne ha ottenuti soltanto 1,9 milioni (il 13%). Le elezioni si sono tenute mercoledì scorso, ma l’esito è stato annunciato venerdì.

Ieri le principali forze di opposizione – il partito Chadema e l’ACT-Wazalendo – hanno detto però di non riconoscere il risultato, parlando di brogli e chiedendo ai loro sostenitori di protestare in maniera “continuativa e pacifica” in tutta la nazione. Lissu, in particolare, ha detto che “alle attuali condizioni politiche e costituzionali, il cambiamento democratico in Tanzania non è possibile”.

Magufuli è in carica dal 2015. Ma il suo partito – il Chama Cha Mapinduzi, o Partito della rivoluzione – governa la Tanzania dal 1961, pur sotto nomi diversi: ossia da quando il Paese si è reso indipendente dal Regno Unito. Le opposizioni accusano Magufuli e la sua amministrazione di aver trasformato la Tanzania in un regime autoritario, intensificando le violenze e le intimidazioni contro le voci critiche e limitando le libertà di stampa e di associazione. Nel 2017 Lissu è sopravvissuto a un tentativo di omicidio; il caso è ancora irrisolto.

Nel suo secondo mandato Magufuli – detto “Il Bulldozer” – porterà probabilmente avanti le misure di sviluppo economico viste negli scorsi anni e basate sui grandi lavori pubblici: ad esempio, ha promesso di completare la costruzione di una diga idroelettrica, di una linea ferroviaria e di nuovi aerei per la compagnia di bandiera. Sul versante politico, invece, si teme che possa inasprire la repressione contro le opposizioni e modificare la costituzione per garantirsi la possibilità di un nuovo mandato.

Le elezioni in Costa d’Avorio

Sabato, poi, sono iniziate le votazioni in Costa d’Avorio, nell’Africa occidentale. Anche in questo caso c’è un Presidente uscente che cerca un nuovo mandato – il terzo: Alassane Ouattara è al potere dal 2010 – e ci sono le opposizioni che hanno chiesto di boicottare le elezioni. Nei giorni precedenti al voto ci sono stati scontri e violenze, con almeno trenta morti.

Ouattara ha 78 anni e ha ottenuto la possibilità di ricandidarsi oltre il limite dei due mandati grazie a una sentenza della corte costituzionale ivoriana del 2016. Avrebbe dovuto farsi da parte e lasciare spazio a una generazione più giovane ma – scrive l’Agence France-Presse – “la morte improvvisa del suo successore designato gli ha imposto un cambio di programma”.

Secondo il principale rappresentante delle opposizioni, Henri Konan Bedie, la commissione elettorale e la corte costituzionale sono schierate dalla parte del Governo, il che renderebbe impossibile tenere elezioni trasparenti e libere da brogli.

Il voto in Costa d’Avorio è seguito con particolare attenzione dagli osservatori internazionali per due motivi. Il primo è che il Paese è l’economia più grande dell’Africa occidentale francofona e funge da hub commerciale per la regione. Il secondo è che si teme una nuova crisi dopo quella, gravissima, del 2010 – oltre 3mila morti –, quando l’ex-Presidente Laurent Gbagbo si rifiutò di accettare la sconfitta alle elezioni e di cedere il potere a Ouattara.

Sebbene da allora la conflittualità politica non si sia risolta, la maggiore stabilità ha permesso alla Costa d’Avorio di crescere a una media annua dell’8% dal 2011 ad oggi.

@marcodellaguzzo

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