EN

eastwest challenge banner leaderboard

LA NOTIZIA DEL GIORNO

Emirati-Cina: accordo per la produzione del vaccino Sinopharm

Indietro    Avanti

Gli Emirati Arabi Uniti sono il primo Paese del Golfo alleato degli Stati Uniti a produrre direttamente il vaccino cinese Sinopharm: crescono le ambizioni di Pechino nell’area

Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il Ministro degli Esteri emiratino Abdullah Bin Zayed Al Nahyan mostrano il vaccino cinese Sinopharm durante il loro incontro ad Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, 28 marzo 2021. WAM/Dispensa via REUTERS

Gli Emirati Arabi Uniti diventano il primo Paese del Golfo alleato degli Stati Uniti a produrre direttamente il vaccino cinese Sinopharm. L’importanza della notizia segnala la nuova apertura di Abu Dhabi verso Pechino e mette in luce l’indipendenza ricercata dalla ricca nazione produttrice di petrolio su più fronti.

La joint venture

L’antidoto cinese contro il coronavirus dell’azienda Sinopharm, già ampiamente usato in numerose realtà sia nel Golfo che nel resto del mondo, sarà realizzato nei laboratori del Paese emiratino grazie alla joint venture con l’azienda G42. Il target di riferimento è pari a 200 milioni di dosi all’anno prodotte in uno stabilimento che vedrà la luce entro il 2021, ma la lavorazione è già partita in un impianto della Gulf Pharmaceutical Industries su numeri ridotti, pari a 2 milioni di vaccini al mese.

Gli Emirati somministrano il vaccino della Sinopharm su larga scala da diversi mesi, dopo che i trial clinici hanno dimostrato un’efficacia pari all’86%. Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, dopo il successo in Iran e l’accordo venticinquennale sottoscritto col Governo di Teheran, si è recato anche negli Emirati. Relativamente all’antidoto Sinopharm ha riferito che l’obiettivo è quello di aumentarne la produzione così da abbattere i costi, rendendolo disponibile in quantità superiori.

Emirati sempre più protagonisti

È sempre più crescente l’importanza degli Emirati nel palcoscenico regionale. Abu Dhabi ha acquisito un valore di riferimento per le multinazionali — indispettendo l’Arabia Saudita, anche sul fronte petrolifero —, rivoluzionando inoltre la sua posizione relativamente a questioni sensibili nel mondo arabo e musulmano, come gli Accordi di Abramo e il riconoscimento di Israele.

La produzione in joint venture con la Cina del vaccino Sinopharm è un atto formale che difficilmente gli alleati statunitensi accetteranno di buon grado. Negli anni dell’amministrazione Trump, Washington ha osteggiato ogni tipo di accordo tra Pechino e i partner degli States (dal caso globale Huawei passando per la presenza cinese in Israele).

La Casa Bianca a guida democratica non sembra essersi discostata dall’agenda repubblicana, semmai ne ha rinforzato alcuni aspetti. L’atteggiamento Usa verso il Medio Oriente, d’altro canto, sembrerebbe sempre più remissivo, lasciando spazio di manovra alla Cina, che con l’accordo dei giorni scorsi firmato in Iran ha dato una svolta decisiva alle sue ambizioni nell’area.

“Il grande sostegno bilaterale verso i principali interessi nazionali dei due Paesi, così come la solidarietà mostrata in tempi difficili, hanno realmente incarnato il significato di un partenariato strategico globale”, ha affermato il Ministro degli Esteri cinese. Parole ricche di significato e di prospettiva futura, che sottolineano la volontà di una presenza sempre più forte di Pechino.

Scontro celato con l’Arabia Saudita

Sui rapporti tra i Paesi del Golfo, la relativa calma verificatasi all’indomani del rientro del Qatar nel Gulf Cooperation Council con la fine dell’embargo imposto a Doha sembra già terminata. Pensato già da tempo nel quadro di Vision 2030 ma ufficializzato nelle scorse settimane, Riad ha ideato un progetto chiamato Programme HQ per attirare le multinazionali, che spostando il quartier generale nella capitale sarebbero avvantaggiate da un blocco delle tasse (tax holiday) cinquantennale. Ma la scelta si scontra direttamente con gli Emirati, che accolgono numerose corporation e lavoratori stranieri, e che rischierebbe di perdere indotto e importanti risorse economiche.

A questo, da aggiungere una potenziale rivoluzione in ambito energetico: Abu Dhabi punta a diventare hub per il benchmark sui prezzi del petrolio. Attualmente, la stima sul valore del barile proveniente dal Golfo è in capo ad aziende internazionali alle quali il petrolio è venduto. Obiettivo emiratino è rendere il petrolio estratto a Murban, trasportato poi al porto di Fujairah, sul Golfo dell’Oman, riferimento per i future. Andando in diretto contrasto con i sauditi: presto si aprirà un nuovo capitolo su chi è il player più importante tra i Paesi del Golfo.

Continua a leggere questo articolo e tutti gli altri contenuti di eastwest e eastwest.eu.

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica a € 45.
Se desideri solo l’accesso al sito e l’abbonamento alla rivista digitale, il costo per un anno è € 20

Abbonati


Hai già un abbonamento PREMIUM oppure DIGITAL+WEB? Accedi al tuo account




L'AUTORE

Matteo Meloni

Giornalista, si occupa di politica internazionale, comunicazione e giornalismo d’impresa. Collabora con eastwest e con il sito d’informazione Corriere dell’Economia.
GUALA
AUTEC