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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Energia: Usa verso tecnologie più pulite

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La commissione Energia del Senato ha approvato ieri la nomina di Jennifer Granholm a segretaria all’Energia: potrebbe investire nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie pulite

Jennifer Granholm testimonia davanti al Comitato per l’energia e le risorse naturali del Senato durante un’audizione per esaminare la sua nomina a Segretario dell’Energia, Capitol Hill, Washington, Stati Uniti, 27 gennaio 2021. Graeme Jennings/Pool tramite REUTERS

La commissione Energia del Senato americano ha approvato ieri la nomina di Jennifer Granholm a segretaria all’Energia nel Governo del Presidente Joe Biden, con tredici voti favorevoli e quattro contrari. L’iter adesso si sposta all’aula nella sua interezza, dove già si prevede – forse la prossima settimana – una conferma.

Granholm è infatti molto rispettata e apprezzata per le sue competenze anche dal Partito repubblicano. Mike Lee, senatore repubblicano dello Utah, ha detto ad esempio che avrebbe voluto votare per lei; se non lo ha fatto, è perché pensa che il piano per l’energia e il clima dell’amministrazione Biden – iniziato subito, con il rientro nell’accordo di Parigi e la firma di vari ordini esecutivi – metta a rischio l’economia e i posti di lavoro nel suo Stato e nell’intero Paese. Il Presidente vuole che gli Stati Uniti azzerino le proprie emissioni nette di gas serra entro il 2050: un obiettivo che comporta una trasformazione radicale di tutti i settori, non soltanto di quello energetico.

Problemi di riconversione

L’occupazione è un aspetto che impegnerà parecchio il team di Biden, chiamato a rassicurare non soltanto i repubblicani ma anche i democratici che rappresentano gli stati più legati all’industria dei combustibili fossili – su tutti il New Mexico (per il petrolio) e il West Virginia (per il carbone) –; un’industria dalla quale il Presidente dice che la nazione deve distaccarsi. Biden promette milioni di posti di lavoro ben pagati nel settore delle energie pulite, ma la riconversione degli impiegati nel ramo degli idrocarburi non sarà facile. Per due motivi.

Il primo è che la produzione, l’assemblaggio e la manutenzione di turbine eoliche o pannelli solari potrebbe non assorbire la stessa quantità di manodopera. Il secondo motivo è invece geografico: gli impianti per le rinnovabili potrebbero cioè non concentrarsi nelle stesse aree dell’industria oil & gas, ma in zone più adatte dal punto di vista territoriale e meteorologico. Biden ha annunciato il raddoppio della capacità eolica offshore, in mare, degli Stati Uniti: le attività – e le opportunità lavorative – si andranno di conseguenza a concentrare lungo la costa del nord-est.

La visione di Jennifer Granholm

La creazione di “posti di lavoro per gli americani” sarà una delle tre priorità di Jennifer Granholm nel caso venisse confermata come nuova segretaria all’Energia, come dichiarato da lei stessa alla commissione del Senato, la settimana scorsa.

Granholm ha 61 anni, è nata in Canada ma si è trasferita negli Stati Uniti quando aveva quattro anni, e dal 2003 al 2011 è stata – per due mandati – governatrice del Michigan. È lo Stato di Detroit, un tempo grande polo dell’industria automobilistica poi entrato in crisi: proprio Granholm, insieme all’allora vice Presidente Biden, lavorò a un piano di salvataggio e riconversione del settore in direzione dell’elettrico, puntando in particolare sulla produzione di batterie.

Granholm ha una visione molto chiara delle implicazioni per l’occupazione e per la sicurezza nazionale connesse alla transizione energetica, anche nei trasporti. Come ha detto ai senatori, “possiamo comprare batterie per le auto elettriche dall’Asia o possiamo realizzarle in America. Possiamo installare turbine eoliche provenienti dalla Danimarca o possiamo realizzarle in America. Possiamo permettere agli altri paesi di monopolizzare il mercato delle tecnologie per la riduzione del carbonio come la Ccus [cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio, ndr], oppure possiamo mettere i nostri lavoratori in posti ben retribuiti ed impiantare queste soluzioni in America”.

È un messaggio, il suo, che incontra sostegno bipartisan – anche per il suo retrogusto di nazionalismo economico – e che è coerente con la volontà degli Stati Uniti di mantenere il loro primato tecnologico, economico e geopolitico sul mondo. Le tre frasi pronunciate da Granholm riassumono infatti sia la questione climatica-ambientale, sia la questione occupazionale, sia la questione strategica legata alla cosiddetta “transizione verde”: gli Stati Uniti non possono perdere la sfida tecnologica rappresentata dalle energie pulite. E devono assolutamente recuperare terreno rispetto alla Cina, che già domina il mercato mondiale della produzione di pannelli solari, turbine eoliche e batterie.

Cosa può fare, nel concreto

“Penso di essere stata nominata dal Presidente perché sono ossessionata dalla creazione di posti di lavoro ben pagati in America”, dice Jennifer Granholm. Ma cosa potrà fare, eventualmente, nel concreto?

Il dipartimento dell’Energia infatti, nonostante il nome faccia pensare il contrario, non si occupa di energia in senso generale, ma principalmente di energia nucleare: circa il 75% del bilancio del dipartimento – 35 miliardi di dollari all’anno, in totale – è destinato al mantenimento e alla protezione del programma nucleare statunitense, sia civile che militare.

Granholm non ha esperienza in questo. Ma è probabile che si adopererà per indirizzare gli investimenti del dipartimento verso la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie pulite (batterie più efficienti; cattura del carbonio) e verso il sostegno alle imprese, per aiutarle a mettere in commercio soluzioni innovative. Oppure potrebbe svolgere un ruolo più attivo per quanto riguarda i permessi di costruzione di linee elettriche in alta tensione, per favorire le connessioni tra i parchi eolici e solari e i luoghi in cui si concentra la domanda energetica: compito difficile, visti i frequenti contrasti tra le autorità federali e quelle dei singoli Stati.

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L'AUTORE

Marco Dell'Aguzzo

Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore e Aspenia. Si occupa di Messico e Nord America.
GUALA
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