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ENTERTAINMENT – Anche le montagne si spostano

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Il film di Jia Zhang-Ke racconta la Cina di oggi in tre capitoli ambientati nel 1999, nel 2014 e nel 2025.

Le conseguenze dei rapidi cambiamenti economici sulla vita delle persone, sulle loro relazioni amorose e familiari, sull’identità personale e nazionale. L’impatto della crescita sulla geografia fisica, umana e sociale della Cina contemporanea. La difficoltà di cedere alle lusinghe dello sviluppo adattandosi alle inevitabili mutazioni, il vuoto morale e culturale in cui galleggiano i nuovi Cinesi, naufraghi nel mare dell’incertezza. Sono questi i temi intorno ai quali ruota il cinema di Jia Zhang-Ke, attento osservatore delle veloci, deflagranti evoluzioni del suo Paese, a cominciare dall’opera di esordio, Xiao Wu, considerato una piccola pietra miliare nella cinematografia cinese.

Nel suo nuovo film, Mountains May Depart, in concorso all’ultimo Festival di Cannes, il regista indipendente della Sesta Generazione (ma ormai “conciliato” con la produzione ufficiale e la censura), Leone d’Oro a Venezia nel 2006 per Still Life e premiato sulla Croisette nel 2013 per Il tocco del peccato, torna a dirigere Zhao Tao, moglie e musa dal 2000, e a restituirci la realtà, secondo lo xianchang, l’estetica del “qui e ora”, che non esclude riflessioni su elementi autobiografici.

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