ENTERTAINMENT – Da “idiot box” a impero


Rivoluzione digitale e televisione: un’avanzata implacabile e silenziosa.

Rivoluzione digitale e televisione: un’avanzata implacabile e silenziosa.

Mentre il mondo dei media si affliggeva per la fine della celluloide la rivoluzione digitale portava un altro cataclisma. In televisione.

La morte culturale della tv fu decretata a fine anni Sessanta, quando si coniarono definizioni come “il tubo delle tette” o “la scatola dell’idiozia”. A metà anni Ottanta, arrivò la tv via cavo e, 10 anni dopo, le emittenti via cavo Usa – con a capo HBO e Showtime – diedero il via a palinsesti propri, audaci e innovativi perché liberi dalle norme restrittive su contenuti, turpiloquio e nudità imposte alle reti tradizionali.

All’inizio del millennio, la pay tv è esplosa, per qualità e quantità. Stufi di pagare i costi del marketing hollywoodiano, gonfiati a dismisura a scapito dei budget di produzione, registi e sceneggiatori migrarono alla tv via cavo e, in breve, serie come I Soprano, The Wire, Weeds e Dexter conquistarono cultori e consensi in tutto il mondo.

Noti attori del cinema si aggiudicarono i propri show: Glenn Close (Damages), Holly Hunter (Saving Grace) e Dustin Hoffman (Luck). Registi di film d’autore come Gus Van Sant (Boss), Agnieszka Holland (The Wire) e David Fincher, presero a dirigere e sviluppare serie tv. Il pluripremiato sceneggiatore e regista Frank Darabont (Le ali della libertà), creò uno dei maggiori successi della tv via cavo: la serie di AMC The Walking Dead.

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