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Nato: i rischi di una missione ambigua


I limiti dell'Alleanza atlantica e i suoi errori sono anche figli della debolezza delle Nazioni Unite e degli egoismi europei. In Afghanistan, questa mancanza di prospettive ha prodotto il disastro più fragoroso

Martino Mazzonis Martino Mazzonis
Giornalista e ricercatore, è autore di Come cambia l’America (con Mattia Diletti e Mattia Toaldo, 2009) e di Tea party (con Giovanni Borgognone, 2011).

I limiti dell’Alleanza atlantica e i suoi errori sono anche figli della debolezza delle Nazioni Unite e degli egoismi europei. In Afghanistan, questa mancanza di prospettive ha prodotto il disastro più fragoroso

Il 4 aprile 1949 dodici Paesi firmavano un Trattato che creava un’alleanza nella quale gli Stati Uniti si facevano garanti della difesa europea, segnalavano la loro intenzione di non “tornarsene a casa” dopo la sconfitta dell’Asse, cui avevano contribuito. Con la guerra di Corea e l’imporsi dell’idea che il conflitto armato per procura o diretto tra i blocchi (con il blocco socialista che fino al 1956 significava anche Cina) potesse divenire una costante, il Trattato prese progressivamente la forma di un’organizzazione. Con il tempo nascevano i comandi nei quali generali di diversi Paesi lavoravano assieme, le basi militari, la figura del Segretario generale, le esercitazioni congiunte − gli storici discutono se quel passaggio all’organizzazione fosse o meno già scritto, qui passateci questa ricostruzione. Fino al 1989 l’organizzazione nata per tenere assieme militarmente l’Europa occidentale e gli Stati Uniti svolge un ruolo importante ma non attivo e l’articolo 5, quello che chiama alla difesa comune in caso di attacco a un membro, funge da deterrente assieme agli arsenali missilistici piazzati da un lato e dall’altro della cortina di ferro.

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