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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Etiopia: la guerra si sta internazionalizzando

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Etiopia: il conflitto nel Tigray sta già causando flussi di profughi verso il Sudan. L’esercito accusa il Direttore generale dell’Oms di essere un criminale

Una donna etiope fuggita dai combattimenti in corso nella regione del Tigray nel villaggio di Hamdait, al confine tra Sudan e Etiopia, 14 novembre 2020. REUTERS/El Tayeb Siddig

Il capo delle forze armate dell’Etiopia, il generale Birhanu Jula, ha accusato il Direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom, di essere “un criminale” e ne ha chiesto la rimozione dall’incarico.

Birhanu ha detto – ma senza fornire prove, che al momento non esistono – che Tedros sta offrendo sostegno diplomatico e militare al Fronte popolare di liberazione del Tigrè (Tplf), il partito che controlla l’omonima regione dell’Etiopia e che dall’inizio del mese si sta scontrando con il Governo federale.

Secondo Birhanu, Tedros starebbe sfruttando il suo peso internazionale per facilitare le forniture di armi al Tplf e per fargli ottenere l’appoggio dei Paesi confinanti.

Cosa c’entra il Direttore dell’Oms con la guerra in Etiopia

Le accuse contro il Direttore generale dell’Oms si spiegano con il fatto che Tedros Adhanom è di nazionalità etiope e di etnia tigrina, quella maggioritaria nella regione del Tigrè e rappresentata politicamente dal Tplf.

Tedros, inoltre, è stato Ministro della Salute e poi degli Esteri in Etiopia dal 2005 al 2016; al tempo la coalizione di Governo era guidata dal Tplf, un partito che – pur essendo espressione di una piccola minoranza etnica – ha dominato la politica a livello nazionale dal 1991 al 2018.

Con l’inizio del mandato dell’attuale Primo Ministro Abiy Ahmed, di etnia oromo, le cose però sono cambiate: Abiy ha infatti avviato un processo di accentramento del potere a livello federale, provvedendo contemporaneamente a marginalizzare il Tplf e i tigrini, escludendoli dalle cariche.

Le accuse a Tedros non sono un caso isolato. Solo pochi giorni prima l’Etiopia aveva accusato di slealtà – chiedendone e ottenendone l’allontanamento – un altro funzionario etiope e tigrino che occupava una posizione di rilievo all’interno di un’organizzazione internazionale: ovvero Gebreegziabher Mebratu, ex capo della sicurezza dell’Unione africana, il gruppo che riunisce tutti gli Stati del continente.

È comunque davvero improbabile che delle accuse infondate bastino a rimuovere Tedros dall’Oms.

La guerra in Etiopia si sta internazionalizzando

L’attacco a Tedros, motivato dall’etnia dell’uomo, è l’ennesimo segnale di come la guerra in Etiopia tra le autorità federali e quelle della regione della Tigrè non possa essere descritta soltanto come uno scontro centro-periferia, ma anche come un conflitto etnico.

Le accuse contro il Direttore generale dell’Oms, poi, confermano anche il processo di internazionalizzazione della guerra nel Paese. Non soltanto gli scontri si sono allargati ad altre regioni oltre a quella del Tigrè – il Tplf ha sparato dei razzi verso la regione di Amhara, a sud –, ma hanno coinvolto anche uno Stato esterno: l’Eritrea, che si trova a nord del Tigrè.

Domenica scorsa c’è stato un lancio di razzi dal Tigrè verso l’aeroporto di Asmara, la capitale eritrea. Il Tplf accusa l’Eritrea di aver inviato soldati in territorio etiope per collaborare con l’esercito federale. BBC ha scritto che potrebbe essere vero – verificare le informazioni resta complicato, visto il blocco delle comunicazioni in quella zona –, anche se i Governi eritreo ed etiope negano.

Che l’Eritrea sia intervenuta nel conflitto contro le forze del Tigrè, o che possa farlo in futuro, non è improbabile. Etiopia ed Eritrea hanno combattuto una guerra (1998-2000) che si è conclusa formalmente con la pace soltanto nel 2018: la firma del trattato è valsa ad Abiy sia il premio Nobel per la pace nel 2019, sia l’avvio di buoni rapporti con Asmara. Il Governo eritreo resta però ostile al Tplf, che – come detto – è stato il partito più importante nella storia etiope dal 1991 al 2018, quindi anche durante gli anni della guerra tra Etiopia ed Eritrea.

La crisi nel Tigrè, intanto, ha già causato flussi di migliaia di profughi verso il Sudan. Una guerra più ampia in Etiopia rischia di destabilizzare la regione del Corno d’Africa. Il Paese è infatti ben armato – l’esercito conta 140mila membri – e preparato al combattimento per via del passato conflitto con l’Eritrea e del contrasto al jihadismo in Somalia. La regione in assoluto più militarizzata, per motivi geografici, è proprio quella del Tigrè: si stima che il Tplf disponga di 250mila unità tra soldati e miliziani, anche se il numero dei combattenti effettivi potrebbe essere molto più basso. E poi, oltre il confine, c’è l’Eritrea, con un esercito di 200mila membri.

A temere per la stabilità del Corno d’Africa c’è anche un attore esterno al continente: gli Emirati Arabi Uniti, che possiedono una importante base militare nella città eritrea di Assab, che affaccia sul mar Rosso.

@marcodellaguzzo

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