Fare giornalismo in Egitto? Un crimine


Giro di vite del governo egiziano sui media. Giornalisti di Al Jazeera condannati a pene dai 7 ai 10 anni. Ex direttore al-Ahram in esilio: «Centinaia di giornalisti nel mirino». Il Comitato per la Protezione Giornalisti (CPJ) denuncia che dalla caduta di Morsi sei operatori dell'informazione sono stati abbattuti e 65 giornalisti arrestati. Ed il bavaglio s'allarga anche alla Rete.

Giro di vite del governo egiziano sui media. Giornalisti di Al Jazeera condannati a pene dai 7 ai 10 anni. Ex direttore al-Ahram in esilio: «Centinaia di giornalisti nel mirino». Il Comitato per la Protezione Giornalisti (CPJ) denuncia che dalla caduta di Morsi sei operatori dell’informazione sono stati abbattuti e 65 giornalisti arrestati. Ed il bavaglio s’allarga anche alla Rete.

 

Photo REUTERS/Stringer

All’indomani dell’adozione di una Costituzione che in teoria (ma solo in teoria) garantisce libertà d’espressione e di opinione e che difende espressamente la libertà di stampa e l’indipendenza dei media, molti avevano applaudito anche se il voto era stato macchiato da decine di morti e centinaia di arresti e violenti scontri in diversi distretti del Cairo nei giorni successivi all’adozione del testo. Oggi ci troviamo di fronte all’evidenza che, nonostante i buoni propositi sulla carta, il governo nato dalla destituzione del presidente Morsi nel Luglio dell’anno scorso ha continuato imperterrito ad orchestrare campagne di persecuzione contro i media d’opposizione e in special modo contro quelli che si trovano nell’orbita dei Fratelli Musulmani.

La guerra dell’Egitto contro Al-Jazeera

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