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Filippine, l’assedio di Marawi ingrassa l’Isis

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Dopo due mesi di combattimenti le bandiere nere degli islamisti continuano a sventolare a Marawi, nell’isola di Mindanao, Filippine meridionali. I jihadisti del Maute e quelli di Abu Sayyaf, organizzazioni che hanno giurato fedeltà allo Stato Islamico, sono ancora asserragliati in diversi quartieri della città.

Città distrutta e saccheggiata

Le truppe filippine, mobilitate in settemila uomini, attaccano via terra con il supporto degli elicotteri d’assalto. Ma i miliziani, che in questo momento per il governo non dovrebbero superare le cento unità, non sembrano intenzionati ad arrendersi. Un video pubblicato qualche giorno fa da Amaq, l’agenzia stampa dell’Isis, mostra i combattenti islamici mentre difendono le loro postazioni. Sullo sfondo una città fantasma, completamente distrutta. E saccheggiata. Secondo Manila, infatti, i jihadisti avrebbero rubato circa 1,4 miliardi di dollari in contanti e gioielli nelle banche, nei centri commerciali e nelle abitazioni di Marawi. La notizia è stata diffusa dal quotidiano nazionale Inquirer, citando un funzionario governativo in forma anonima. Sarebbe proprio «per difendere questo enorme tesoro che i terroristi continuano a combattere», ha aggiunto la fonte.

Ostaggi costretti a convertirsi

Dall’inizio dell’assedio del 23 maggio scorso i miliziani del Maute e Abu Sayyaf hanno preso in ostaggio un centinaio di persone, tutte cristiane, compreso il sacerdote Teresito Suganob. Le testimonianze dei pochi che sono riusciti a scappare sono atroci. «Gli uomini sono stati costretti a convertirsi all’Islam e a imbracciare le armi. Le donne, invece, sono state usate come schiave sessuali», ha spiegato il colonnello Jo-Ar Herrera, portavoce della prima divisione di fanteria dell’esercito e della Joint Task Force Marawi, citando i testimoni. Fino ad ora i combattimenti hanno causato la morte di quasi seicento persone, tra terroristi, civili, truppe governative e uomini della polizia. Secondo i dati rilasciati dall’Unicef Filippine, sarebbero quasi 415mila gli sfollati. Poco più di 390mila hanno trovato rifugio da parenti o amici in diverse province, mentre 24mila sono ospitate nei centri permanenti tra Iligan, Saguiran e Cagayan de Oro.

Prolungata la legge marziale

La situazione rimane tesa in tutta l’isola di Mindanao anche per paura d’infiltrazioni. Alcuni terroristi, infatti, sarebbero riusciti a uscire da Marawi nonostante i controlli serrati dell’esercito. Tra questi ci dovrebbe essere anche Isnilon Totoni Hapilon, leader di Abu Sayyaf, considerato il capo dello Stato Islamico nel Paese e ricercato numero uno delle autorità. E proprio per fronteggiare l’emergenza, il governo – con una sessione straordinaria richiesta dal presidente Rodrigo Duterte – ha prolungato la legge marziale fino al 31 dicembre 2017.

@fabio_polese

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