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Filippine, caccia al leader dell’Isis

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Strage di soldati filippini sulle tracce del capo di Abu Sayyaf, gruppo terrorista legato allo Stato Islamico. La presenza dell’Isis nelle Filippine del sud è molto forte

Filippine, caccia al leader dello Stato Islamico

Una casa nella zona più colpita dalla guerra della città di Marawi, provincia di Lanao, Filippine, 11 maggio 2019. REUTERS Eloisa Lopez

Undici soldati dell’esercito filippino sono stati uccisi e altri quattordici sono rimasti feriti durante uno scontro armato, venerdì scorso, con dei miliziani legati allo Stato Islamico (o Isis).

La sparatoria è durata circa un’ora ed è avvenuta nel sud delle Filippine. Più precisamente a Patikul, che fa parte della regione autonoma a maggioranza musulmana del Bangsamoro, nota in precedenza come Mindanao.

Secondo la ricostruzione del portavoce delle forze armate, la pattuglia dell’esercito è stata aggredita nella giungla da 40 miliziani appartenenti al gruppo jihadista Abu Sayyaf, responsabile di numerosi attentati terroristici e ben radicato nel sud delle Filippine: l’organizzazione è nota soprattutto per i rapimenti e per le decapitazioni degli ostaggi, anche stranieri.

Abu Sayyaf è affiliata allo Stato Islamico ed è attualmente guidata da Hatib Hajan Sawadjaan, subentrato al comando dopo la morte del precedente leader, Isnilon Hapilon, nel 2017. Famoso per aver guidato le forze islamiste nella presa della città di Marawi, Hapilon era uno dei terroristi più ricercati del sud-est asiatico ed era stato nominato “emiro” delle Filippine dall’Isis.

Il portavoce dell’esercito filippino ha fatto sapere che la caccia al nuovo leader di Abu Sayyaf, Hatib Hajan Sawadjaan, proseguirà nonostante la pandemia da Covid-19, che ha causato finora oltre 6000 contagi e circa 400 decessi nel Paese. Le forze armate sono sulle tracce di Sawadjaan dal gennaio 2019, quando ha ordinato un attentato contro una cattedrale cattolica a Jolo, nel sud delle Filippine, che ha provocato più di venti morti.

Con la perdita della città di Baghuz, in Siria, lo Stato Islamico ha perso anche la sua dimensione territoriale; il suo capo, Abu Bakr al-Baghdadi, è morto lo scorso ottobre. Isis è molto indebolito, ma non si può dire che non rappresenti più una minaccia. Mantiene infatti una presenza importante non solo in Medio Oriente, ma anche in altre regioni del mondo.

E le Filippine del sud, in particolare, sono considerate uno dei luoghi in cui la penetrazione dello Stato Islamico è più forte: l’Isis ha saputo approfittare dei conflitti tra le milizie musulmane e le autorità centrali di Manila per diffondere la sua propaganda e arruolare combattenti.

@marcodellaguzzo

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