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Finiamola con l’Elefante e il Dragone


C'è un particolare interessante che accompagna molti articoli e interventi sull'attuale crisi monetaria in India, con la rupia che cola a picco e il governo apparentemente incapace di invertire la tendenza. Se le cose non vanno bene in India, provano a convincerci gli analisti occidentali, la fine dell'Era Asiatica è vicina e i mali del subcontinente vanno descritti a braccetto con quelli cinesi. Uno dei danni incalcolabili della retorica dell'Elefante e il Dragone.

C’è un particolare interessante che accompagna molti articoli e interventi sull’attuale crisi monetaria in India, con la rupia che cola a picco e il governo apparentemente incapace di invertire la tendenza. Se le cose non vanno bene in India, provano a convincerci gli analisti occidentali, la fine dell’Era Asiatica è vicina e i mali del subcontinente vanno descritti a braccetto con quelli cinesi. Uno dei danni incalcolabili della retorica dell’Elefante e il Dragone.

 

Lo stratagemma comunicativo alla base del nuovo binomio aveva e ha funzione narrativa. Doveva fornire al giornalismo e agli osservatori internazionali una formula agile e accattivante che calasse immediatamente il lettore in una realtà fino ad allora sconosciuta, un Oriente raramente approfondito a dovere, sempre coperto dall’aurea di spiritualità ed esotismo così diversa dal mito americano al quale tutti noi ci eravamo abituati così bene.
Non so se negli anni ’50 i giornali italiani si riferivano agli Usa come “L’Aquila”, ma certamente oggi la declinazione zoologica la subiscono solamente Cina e India, due paesi-continente descritti sempre in termini di affinità/contraddizione: entrambi protagonisti del boom economico ma dittatura contro democrazia, comunismo contro multiculturalismo, Gandhi contro Mao.

Aggiunta personale: tendenzialmente l’India era il paese “buono” tra i due, la dimostrazione che la crescita del Pil poteva essere raggiunta anche senza ricorrere a sistematiche violazioni dei diritti dell’uomo e allo sfruttamento (come in Cina), ma da una Grande Nazione democratica fondata per di più sul pacifismo. Le condizioni di lavoro aberranti, la discriminazione religiosa e castale, il terrorismo, le ragioni della povertà e la militarizzazione di considerevoli aree dell’India nel nome della “sicurezza nazionale” erano e sono dettagli spesso non pervenuti.
La Shining India, slogan introdotto nel 2004 durante la parentesi al governo della destra del Bjp, si limitava alle aree dello sviluppo hi-tech come Bangalore o alla Maximum City di Mumbai.

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