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GOSSIP INTERNAZIONALE

Davos, un anno dopo. Conte, attento ai caffè

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In un mondo dove nessuno ricorda più nulla, facciamo un esercizio di memoria e ci renderemo conto di come il premier Conte cambierà radicalmente discorso a Davos rispetto allo scorso anno. Da supercriticone dell’euro a filoeuropeista

La Cancelliera tedesca Angela Merkel e il Primo Ministro italiano Giuseppe Conte parlano mentre partecipano alla riunione annuale del World Economic Forum (WEF) a Davos, Svizzera, 23 gennaio 2019. REUTERS/Arnd Wiegmann

Il giorno sarà esattamente lo stesso di un anno fa: il 23 gennaio. Come nel 2019, giovedì prossimo il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha in programma un’incursione di poche ore nella cittadina svizzera per un intervento al Forum nel quale ogni anno, su iniziativa dell’ultraottantenne professor Klaus Schwab, si danno convegno gli “gnomi” della grande finanza internazionale per dialogare con i protagonisti delle grandi sfide globali. Quest’anno special guests saranno Donald Trump e la testimonial dei cambiamenti climatici Greta Thunberg, che è già in cammino a piedi da Losanna verso Davos mentre un gruppo di scialpinisti lombardi guidati da Giovanni Ludovico Montagnani, da Sondrio, vuole arrivare con gli sci a Davos in autosufficienza attraversando Bernina e Julern Pass.

Un anno fa, quella di Davos fu una delle prime uscite internazionali per il neo premier Giuseppe Conte alla guida dell’esecutivo giallo-verde. Ma non coincise certo con un successo di immagine immortalato in un “fuorionda” trasmesso su tutte le televisioni. In una pausa caffè, al bar del Forum, la Cancelliera tedesca Angela Merkel cercava di incalzare Conte per strappargli qualche informazione di prima mano sulla natura e gli obiettivi della nuova coalizione. Conte, in un inglese approssimativo, spiegava alla Merkel come il M5S fosse in calo nei sondaggi per le europee. “Il Movimento 5 Stelle è in sofferenza perché i sondaggi stanno calando”, diceva Conte alla Merkel. “Sono molto preoccupati perché Salvini è al 35-36% e loro scendono al 26-27%, quindi dicono: quali sono i temi che ci possono aiutare in campagna elettorale?”. Conte rassicurava la Cancelliera sul fatto che lui non condivideva affatto la politica di Salvini sull’immigrazione: “Sono molto determinato” – precisava Conte – “sull’immigrazione, ovviamente Salvini chiude tutto. Non c’è spazio. Per me è differente. Sai? Ti ricordi di Malta? Quando ho detto: ‘donne e bambini li prenderò con l’aereo’. Li prendiamo, certo Angela, non preoccuparti. La mia forza è che se io dico ‘Ora la smettiamo!’, loro non litigano”.

Poi la Cancelliera chiedeva: “Ma qual è il focus dei 5 Stelle? Conte spiegava che nel M5S prevaleva la linea di chi considera “amica” la Germania e intendeva fare campagna “contro la Francia” con il sostegno ai gilet gialli e il conseguente gelo diplomatico tra Roma e Parigi. “Nella campagna elettorale” – aggiungeva Conte – “ora ci sono molti nel partito che dicono: ‘Il nostro amico è la Germania e quindi dobbiamo fare la campagna contro la Francia!’”. E la Merkel di rimando: “Quindi Salvini è contro Francia e Germania e Di Maio contro la Francia?”. Conte rispondeva: “Salvini è contro tutti”. La Cancelliera faceva una smorfia e accennava un mezzo sorriso chiudendo: “Mi sembra una visione un po’ troppo semplicistica”.

Quel caffè “amaro” con la Merkel Conte non l’ha certo dimenticato. Le curiosità del nostro principale partner commerciale e politico nella Ue sul futuro politico dell’Italia non erano state evidentemente adeguatamente soddisfatte dall’intervento fatto dallo stesso Conte dalla tribuna del WEF. Conte aveva dato l’impressione di ripetere fino alla noia i punti principali della visione antieuropea espressa dalla Lega (poi sconfitta alle elezioni di maggio) insistendo su un punto: “c’è una parola chiave attorno alla quale abbiamo costruito la nostra visione politica e la nostra attività quotidiana: questa parola è popolo”.

Ma quello che preoccupava in particolare i nostri partner europei era la rottura del Governo giallo-verde con la tradizione europeista dell’Italia. Conte faceva proprio lo scetticismo della Lega (in particolare dell’on. Borghi) sull’euro. “Per anni” – sosteneva – “gli italiani hanno fatto propri i principi economici fondamentali predicati dal cosiddetto ordine liberal-democratico: l’integrazione nel mercato globale, la libera circolazione di persone e capitali, la disciplina di bilancio, l’adozione incontrollata di nuove tecnologie e la crescita senza limiti della finanza globale. Hanno creduto” – aggiungeva – “che l’euro sarebbe stato in grado di risolvere tutti i loro problemi cronici: l’alta inflazione, una moneta debole, il debito pubblico. Così, hanno adottato in maniera entusiasta la nuova moneta. Ma la realtà si è rivelata molto diversa. Il prezzo da pagare per avere una moneta stabile e una bassa inflazione è stato un debito pubblico crescente, nonostante si richiedesse continuamente di stringere la cinghia per mantenere la spesa pubblica primaria (al netto della spesa per interessi) costantemente al di sotto delle entrate fiscali.” Insomma l’euro come origine dei mali italiani e dello stesso alto debito perché “la disciplina di bilancio ha frenato la crescita del Pil”. “Il mio Governo” – concludeva Conte – “costituisce la risposta istituzionale al desiderio degli italiani di trovare una nuova prospettiva per il futuro.”

Il 23 gennaio (ma del 2020) il Presidente del Consiglio del Governo giallo-rosso dovrà tenere conto dei suoi nuovi azionisti. Niente più critiche all’Unione europea, ormai diventata alleata essenziale nelle politiche interne per la manovra di bilancio e sul fronte esterno per il negoziato della crisi libica. E, poi, chissà con chi prenderà il caffè quest’anno Conte a Davos…

L’importante è che ordini un caffè ma senza particolari “correzioni”.

@pelosigerardo

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