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Chi è il popolo di Marine?

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Agricoltori, operai, disoccupati? Chi è davvero il popolo di Marine Le Pen?  

Amiens – Alla fabbrica di Whirlpool d’Amiens è andata in scena l’ennesima scaramuccia tra i due candidati al secondo turno delle presidenziali francesi. Perché qui? Whirlpool ha deciso di delocalizzare la produzione in Polonia e di chiudere la fabbrica di asciugatrici entro il Giugno del 2018. Dall’estate del 2012 ad oggi quasi 900 siti come questo sono stati chiusi in Francia. Non è un caso dunque che la Le Pen abbia approfittato del momento topico per fare una visita a sorpresa del sito, giusto poco prima che ci arrivasse il suo rivale Emmanuel Macron. Lo schema è semplice. Marine Le Pen cerca di attingere ai voti di bacini che storicamente sono della sinistra operaia e sindacalista, ovvero quei voti che si sono maggioritariamente espressi nel progetto della France Insoumise di Mélénchon. Un altro partito giudicato, a torto, dagli analisti della politica, antisistemico al pari del Front National. Rispetto alla France Insoumise il Front National antisistemico lo è solo nelle maniere di maltrattare le idee ed i concetti cari alla tradizione francese. Non lo è nel radicarsi nel terreno della politica della Francia da decenni facendosi “pancia” del malumore della società profonda e attingendo a piene mani anche da altre tradizioni politiche.

Il Front National intercetta storicamente un bacino di popolazione fragilizzata, colpita dalla crisi, poco istruita o semplicemente animata da xenofobia e rifiuto delle conseguenze della globalizzazione. Mentre la ricetta a questi mali sarebbe per un candidato come Mélénchon una società maggiormente solidale, per il Front National ciò serve ad acuire odio e intolleranza spingendo verso una Francia nazionalista e chiusa in sé stessa. Insomma i due partiti sono diametralmente opposti. Non è l’elettorato di Mélénchon e Le Pen ad essere simile, è piuttosto il Front National dunque che sconfina nel panorama politico dell’estrema sinistra per intercettare quei voti di dissenso, di protesta, di rifiuto del sistema politico esistente. Scagliandosi contro l’oligarchia finanziaria rappresentata da Macron, osteggiando la Loi El Khomri il Front National tocca temi cari alla sinistra di Mélénchon. Ma anche qui si tratta non di scelta programmatica ma di un altro tentativo di colpo di marketing per sedurre quegli elettori che secondo Philippot potrebbero anche votare FN al secondo turno. Possibile? In realtà il popolo del Front National è molto più variegato di quello che sembra. Tra i 7,7 milioni di elettori del Front National c’è infatti il 37% di operai, ma anche un 27% di disoccupati. Considerando poi il livello di studio i meno istruiti hanno scelto per il 30% il Front National, cosi come lo hanno scelto non i più giovani (per Mélénchon sono il 30%) ma i 35-49 (29% per il FN) e per il 27% i 50-59 secondo uno studio Ipsos-Sopra Steria.

La crisi ha spaccato il Paese in due, una frontiera invisibile Est-Ovest. Da un lato il paese delle popolazioni del Nord e del Nord-est della Francia vittime della de-industrializzazione. Popolazione impaurite che hanno visto chiusure eccellenti di fabbriche in tutti i settori: auto, pneumatici, lavatrici, navi, componenti industriali. Qui i partiti più tradizionali si sono dileguati e la rabbia è stata sapientemente incanalata dal Front National verso un nemico esterno. Ma anche il Pas-de-Calais, prima bastione della sinistra, ha voltato a destra ed in tutti i dipartimenti dell’Hauts-de-France il Front National è diventato il primo partito. Il Front National ha conquistato anche le zone rurali. Perché le zone rurali? La desertificazione rurale è una delle cause di questa svolta a destra. Ovvero l’alta disoccupazione, politiche che hanno sfavorito queste regioni o settori connessi come la caccia, la pesca e le tradizioni rurali oltre che una moltiplicazione di norme e leggi (circa 400.000) stabilite da Parigi e vissute come vessatorie. Qui il Front National ha fatto un balzo notevole (si pensi alla Piccardia o a l’Orne), regioni in cui la polazione è rappresentata soprattutto da operai e semplici impiegati ma anche da artigiani, piccoli agricoltori, commercianti travolti dalla crisi e in piena precarietà economica e sociale e per giunta con scarsa mobilità, he li fa sentire ancora più isolati e staccati dal tessuto sociale del paese. C’è poi anche il Sud delle Bouches-du-Rhône, altro bastione, mentre in una città come Parigi il Front National racimola uno scarso 5%. Insomma vige la regola secondo la quale più si allontana dalle città, più il Front National è forte anche se, rispetto al 2012, il partito di Marine Le Pen comincia a sedurre anche le città medie. E lo fa strappando argomenti non solo all’estrema sinistra ma anche ad esempio ai Verdi, con visite lampo a fabbriche altamente inquinanti o sottolineando l’esistenza nei licei della Valle della Loira di pannelli fotovoltaici costruiti da imprese straniere e non francesi. Insomma anche il discorso verde, cosi come quello della sinistra o come quello della destra neogollista dei repubblicani viene manipolato e distorto a fini elettorali. Il Front National non ha dunque nulla di anti-sistemico. Al contrario è un partito pienamente dentro al sistema che lo sfrutta a pieno per allargare le sue maglie oltre le sue tradizionali colonne d’Ercole.

@marco_cesario

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