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La guerra delle capesante tra Francia e Regno Unito agita la Manica

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Un duello navale al largo della coste della Normandia riapre un antico contenzioso. Si scontrano regole, flotte e culture diverse. Bruxelles prova a calmare le acque, ma i pescatori britannici chiedono la protezione della Royal Navy. In attesa che la Brexit travolga tutti

Parigi – Non sarà stato certo un duello degno della gloriosa battaglia di Trafalgar, ma lo scontro avvenuto martedì all’alba tra i pescatori francesi e inglesi al largo delle coste della Normandia ha riaperto una ferita che ormai da diversi anni agita le acque della Manica. Quella che è stata ormai ribattezzata come la “guerra delle capesante” nasce da un contenzioso riguardante il diritto di pescare il prelibato mollusco in acque internazionali.

Tutto è cominciato quando una trentina di navi francesi hanno accerchiato un piccolo gruppo di imbarcazioni britanniche, impedendogli di continuare le operazioni di pesca nella Baie de Seine, a più 12 miglia nautiche dalle coste francesi. L’alterco si è subito trasformato in un duello rusticano in salsa navale, tra insulti, speronamenti e lanci di pietre e fumogeni. “Abbiamo stimato a trentacinque il numero di battelli francesi e a cinque quelli britannici” ha fatto sapere la prefettura della Manica. La battaglia, che fortunatamente si è conclusa senza feriti e con solamente qualche oblò rotto, è continuata fino a quando non è intervenuta la Guardia Costiera transalpina. Secondo quanto stabilito dalle normative europee, gli inglesi non possono pescare entro le 12 miglia dalla costa francese, ma hanno il diritto di dragare nella Baia dove si è svolta la vicenda.

Alla base di una rivalità che va avanti ormai da una quindicina di anni ci sono regolamenti differenti a livello nazionale che creano forti disparità nelle attività di recupero delle capesante. Mentre i pescatori inglesi non hanno particolari restrizioni, i colleghi normanni possono operare solamente tra il primo ottobre e il 15 maggio. Un’evidente diseguaglianza che alimenta forti tensioni, soprattutto sul fronte francese, più attento nella preservazione della specie.

Lo squilibrio è inoltre accentuato dalle rispettive flotte: dalle coste della Normandia partono circa 300 navi da 15 metri per quella che può essere considerata come una “pesca artigianale”; i britannici, invece, adottano un metodo industriale, grazie a un equipaggio più grande che comprende anche navi da 30 metri con celle frigorifere capaci di ospitare un enorme quantitativo di molluschi.

L’episodio avvenuto martedì è stato etichettato come un atto di “pirateria” dai pescatori inglesi, che hanno evocato addirittura la protezione della Royal Navy. «Ne abbiamo parlato con il governo britannico e abbiamo chiesto la protezione delle nostre navi, che pescano legalmente» ha affermato Barri Deas, numero uno della federazione nazionale delle organizzazioni di pesca del Regno Unito. Dal canto loro, i francesi hanno condannato il metodo adottato dai loro concorrenti, che non osservano nessun tipo di normativa agendo nella più totale libertà. «Per gli inglesi è come un open bar: pescano quando vogliono, dove vogliono e quanto vogliono» ha affermato Dimitri Rogoff, presidente del comitato regionale della pesca in Normandia, sottolineando che la capasanta è una «risorsa primordiale per l’economia della zona».

I due Paesi erano riusciti a trovare un accordo nel 2012 che però aveva risolto in maniera parziale il problema, visto che riguardava solamente le navi superiori ai 15 metri. Una restrizione fin da subito aggirata dagli inglesi, che hanno cominciato ad utilizzare imbarcazioni più piccole e più agili. Quest’anno le associazioni francesi si sono rifiutate di rinnovare il documento facendo ricadere la situazione nella più totale confusione.

Per cercare di stemperare gli animi è intervenuta la Commissione europea, che ha invitato le parti a trovare un accordo “consensuale”. «In questi ultimi anni misure comuni di gestione sono state adottate da Francia, Regno Unito e Irlanda», ha ricordato uno dei portavoce, Daniel Rosario, durante il consueto punto stampa settimanale.

Nonostante gli appelli alla calma la tensione resta alta su entrambe le sponde della Manica. Giovedì il sindaco di Tréport, Laurent Jacques, ha espresso timori riguardo a possibili nuovi episodi di violenza. «Quello che è successo nella Baie de Seine può verificarsi al largo delle coste di Tréport e di Dieppe molto presto» ha detto il primo cittadino della piccola città portuaria.

Il contenzioso sul mollusco rischia di avere delle ricadute anche in Italia. Imprepesca Coldiretti ha fatto sapere che i tre quarti delle capesante consumate nella penisola provengono “dai due Paesi europei belligeranti”. In particolare, l’organizzazione sottolinea che la “battaglia sul mercato italiano è stata vinta dalla Gran Bretagna, dalla quale arrivano ben oltre la metà delle capesante importate”, con la Francia che si attesta come secondo importatore. “Una situazione determinata dal fatto che negli ultimi 30 anni la marineria italiana ha perso il 35 per cento delle imbarcazioni e 18mila posti di lavoro, mentre si è progressivamente ridotto il grado di autoapprovvigionamento del pescato”, ha specificato Coldiretti.

A mettere il punto una volta per tutte su questa storia ci penserà la Brexit. Dopo il 29 marzo del prossimo anno, data ufficiale prevista per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, i pescatori britannici potrebbero perdere il diritto di operare nella zona perché appartenenti a un Paese terzo. Una prospettiva che spaventa il settore ittico britannico, già in crisi da diversi decenni. Dal 1938 a oggi il numero dei pescatori in Gran Bretagna è diminuito del 75%, per un’attività che nel 2016 rappresentava solamente lo 0,4% cento de Pil. La categoria, che paradossalmente ha votato al 92% a favore dell’uscita dall’Europa, chiede al governo di continuare ad applicare le stesse regole attualmente previste dalla politica europea. Tuttavia, la Brexit suscita preoccupazioni anche dall’altra parte della Manica. Secondo il comitato nazionale del settore, il 30% del pescato francese proviene da acque britanniche. Il dato sale al 50% per la Bretagna, prima regione della filiera nazionale.

Intanto, la guerra delle capesante continua, in un braccio di ferro che durerà ancora per molto se le parti in gioco non si decideranno a trovare un nuovo accordo.

@DaniloCeccarell 

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