EN

eastwest challenge banner leaderboard

LA NOTIZIA DEL GIORNO

Frontiere chiuse tra Usa, Canada e Messico

Indietro

Per contenere la diffusione del coronavirus, il Nord America chiude i confini al traffico non essenziale. Ma nessuno stop al commercio

Le persone si mettono in fila per attraversare il confine Stati Uniti-Messico di San Ysidro dopo che il sindaco di Tijuana ha limitato le visite negli Stati Uniti per prevenire la diffusione della malattia da coronavirus, a Tijuana, Messico, 19 marzo 2020. REUTERS/Jorge Duenes

Nella notte tra venerdì e sabato gli Stati Uniti, il Canada e il Messico hanno chiuso le frontiere comuni al “traffico non essenziale” per cercare di contenere la diffusione del nuovo coronavirus.

I casi di Covid-19 in territorio statunitense sono circa 10.400, in Messico sono circa 165, mentre in Canada sono circa 850: tra i contagiati c’è anche la moglie del Primo Ministro Justin Trudeau, Sophie Grégoire. Dopo quello di New York, lo Stato americano più colpito dalla pandemia è Washington, che confina a nord con la provincia canadese con il maggior numero di persone infette, quella della Columbia Britannica.

La chiusura del confine tra Stati Uniti e Canada – il più lungo al mondo – e di quello tra Stati Uniti e Messico riguarderà solo gli spostamenti non essenziali, ad esempio per motivi di turismo. Il flusso di lavoratori transfrontalieri e il commercio, invece, non saranno toccati dalla misura, che resterà in vigore almeno per i prossimi trenta giorni.

Il motivo di queste eccezioni è l’enorme valore dell’interscambio di beni e servizi tra i tre Paesi: nel 2018 il commercio tra Stati Uniti e Canada ammontava a oltre 718 miliardi di dollari, mentre quello tra Stati Uniti e Messico superava i 671 miliardi. Ogni mese il varco che separa le città di San Diego e di Tijuana, il più affollato al mondo, viene attraversato in media da tre milioni di veicoli.

Né Washington né tantomeno Ottawa e Città del Messico – che dipendono dal mercato americano molto più del contrario – hanno intenzione di mettere a rischio i rapporti economici e di danneggiare la filiera produttiva, che si basa su continui passaggi di merci e componenti industriali da un lato all’altro della frontiera. Le tre economie del Nord America sono infatti profondamente integrate e interdipendenti, legate tra di loro da un trattato di libero scambio entrato in vigore nel 1994 e rinegoziato circa un anno e mezzo fa (cambiando anche nome, da Nafta a Usmca).

L’accordo per la restrizione del traffico alle frontiere prevede inoltre che i tre Paesi possano respingere i migranti irregolari verso il territorio di entrata. Gli Stati Uniti potranno cioè rimandare in Messico i migranti – ma solo quelli di nazionalità messicana – che tentano di superare la frontiera; il Canada potrà fare lo stesso con gli irregolari arrivati dal confine con gli Stati Uniti, e così via.

Il Presidente americano Donald Trump, in particolare, ha collegato l’emergenza Covid-19 alla questione migratoria, sostenendo che gli immigrati minacciano “di creare una tempesta perfetta” e di diffondere il virus in territorio americano. Al momento gli Stati Uniti hanno molti più casi di contagio rispetto al Messico, dove però la crisi non è stata finora affrontata con particolare serietà.

Trump ha anche annunciato, anticipando il Governo messicano, che il Messico sospenderà i voli dall’Europa, come già hanno fatto gli Stati Uniti una settimana fa.

@marcodellaguzzo

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA