Fuga dallo Yemen: chiuse le ambasciate di USA, UK e Francia


All'indomani dell'annuncio americano dell'evacuazione della rappresentanza diplomatica a Sana'a, anche le ambasciate francese e inglese hanno dichiarato di aver sospeso ogni attività e invitato i rispettivi connazionali a lasciare il Paese il più presto possibile, a causa del progressivo deterioramento del quadro di sicurezza. 

All’indomani dell’annuncio americano dell’evacuazione della rappresentanza diplomatica a Sana’a, anche le ambasciate francese e inglese hanno dichiarato di aver sospeso ogni attività e invitato i rispettivi connazionali a lasciare il Paese il più presto possibile, a causa del progressivo deterioramento del quadro di sicurezza. 

 

Sanaa, YemenPolice troopers stand guard at the entrance to the U.S. embassy in Sanaa February 11, 2015. The United States is closing its embassy in Yemen, the Arabian peninsula state that is a front line in Washington's war against al Qaeda, embassy employees and U.S. officials said on Tuesday. REUTERS/Khaled Abdullah

 

Si aggrava ulteriormente, dunque, la situazione dello Yemen, da alcuni mesi alle prese con una fase di accentuata instabilità politica, culminata il 6 febbraio con la presa del potere del movimento sciita al-Houthi, il quale ha sciolto il Parlamento e annunciato la sua sostituzione con un consiglio nazionale transitorio, incaricato di eleggere a sua volta un consiglio presidenziale. Nel piano degli Houthi, questo organismo dovrà governare il Paese durante una fase di transizione, della durata di circa due anni, durante la quale una nuova bozza delle Costituzione dovrebbe essere sottoposta a referendum popolare. Proprio da qui si dovrebbe partire per comprendere cosa è andato storto nello Yemen da quando, solo pochi anni fa, il Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) e il resto della comunità internazionale si erano fatti carico di guidare un processo di transizione che in molti si auspicavano potesse essere meno complesso rispetto a quello in atto in altri Paesi del Medioriente.

Così non è stato, nonostante l’ottimismo ostentato dagli USA e dai loro alleati. Già nei primi mesi della sua amministrazione, il Presidente dimissionario Hadi ha dovuto fare i conti con l’espansione di Al Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP) nel sud del Paese, dove il gruppo era riuscito a prendere per un breve periodo di tempo il controllo di vaste porzioni del governatorato di Shabwa e di altre aree limitrofe. Parallelamente, era stato avviata una Conferenza di Dialogo Nazionale, che avrebbe dovuto gettare le basi per una nuova fase politica. Dopo numerosi rinvii, il processo era sfociato nell’elaborazione di una bozza costituzionale, che prevedeva la creazione di una federazione di sei entità territoriali. Varie forze politiche (tra le quali gli Houthi e il movimento separatista meridionale al-Hirak), tuttavia, avevano prontamente respinto questa ipotesi, alcuni chiedendo che la federazione comprendesse solo due regioni, altre, invece, che non fosse messa in discussione l’unità del Paese.

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