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Retroscena

Guerra: il nuovo mondo dei militari

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Per affrontare le nuove guerre non basta armarsi di tecnologie avanzate, serve una mentalità diversa: dalla superiorità dell'informazione a quella della decisione

Tre caccia intercettori EFA (European Fighter Aircraft), un velivolo militare prodotto insieme da Germania, Gran Bretagna e Italia che costituisce la prima linea degli aerei da caccia.

Tre caccia intercettori EFA (European Fighter Aircraft), un velivolo militare prodotto insieme da Germania, Gran Bretagna e Italia che costituisce la prima linea degli aerei da caccia.

Nuovi scenari, nuove sfide, situazione geostrategica sempre più instabile e mutevole. Argomenti così radicati ormai da sembrare dei luoghi comuni. La frammentazione della minaccia, la sua de-statualizzazione, la rarefazione dei blocchi di interesse politico e strategico, unitamente al vertiginoso velocizzarsi del progresso tecnologico, sempre più capillarmente diffuso e accessibile anche a gruppi e fazioni di malintenzionati di difficile tracciabilità, la comparsa di nuovi ambiti di operazioni come quello cibernetico e spaziale: queste sono solo alcune delle caratteristiche del nuovo contesto in cui ci troviamo a dover garantire la sicurezza e la difesa dell’Italia e dei suoi Paesi alleati.

Di fronte a questi scenari, l’Aeronautica Militare, così come le altre Forze Armate e l’intero sistema paese, raccoglie l’istanza del rinnovamento, necessario per affrontare le nuove sfide, anche quelle che al momento possiamo solo immaginare.

Come fare? Da dove partire? La rapidità del progresso tecnologico ormai definisce l’ambito in cui viviamo e operiamo. Dobbiamo essere in grado di assimilare ed impiegare con efficacia le nuove tecnologie, da affiancare a quanto abbiamo a disposizione. Per questo ci sforziamo di integrare al meglio gli attuali sistemi d’arma con quelli di nuova generazione. La Forza Armata dispone di una flotta di velivoli di 4ª generazione, sfruttandone ogni capacità, in modi che fino a pochi anni non erano prevedibili. Nel frattempo, ci siamo dotati di un sistema di 5ª generazione, l’F-35, che stiamo portando rapidamente e con piena soddisfazione alla completa capacità operativa. Il nostro obiettivo è quello di far funzionare assieme tutti questi sistemi in modo efficiente e sinergico. L’interoperabilità tra di loro è il fattore chiave per l’efficacia operativa e per il successo: “connettività” in sintesi è la parola base.

Dicevamo “nuovi scenari, nuove sfide” ma anche nuove tecnologie e nuovi contesti di confronto. Tutto diventa sempre più complesso. Questo ci pone di fronte ad una sfida più ardua della mera acquisizione o gestione di tecnologie: non possiamo più pensare esclusivamente in termini di potere aereo, con i vecchi concetti di superiorità e supremazia aerea. Oggi dobbiamo essere capaci di creare, rilasciare ed integrare gli effetti del nostro agire non solo negli scenari di confronto tradizionali (aria, terra e mare), ma anche dentro e attraverso i nuovi domini trasversali, quello cybere quello spaziale, il tutto contemporaneamente. Quello che occorre non è solo la tecnologia più recente ma anche una mentalità diversa, completamente nuova rispetto al passato: dobbiamo portare l’intera Aeronautica Militare verso la 5ª generazione, per essere in grado di svolgere la nostra attività negli scenari complessi di oggi in operazioni multidominio. Qui, la fondamentale capacità di ottenere la cosiddettaInformation Superioritysarà solo il primo passo. Perché essa possa schiudere appieno il suo potenziale, dobbiamo puntare alla Decision Superiority. Dobbiamo migliorare qualità, tempestività e reattività dei nostri cicli decisionali. L’enorme mole di informazioni ottenuta con i nuovi sistemi di 5ª generazione deve essere processata in tempi rapidissimi e fusa in una picturechiara che consenta di decidere e dirigere l’applicazione del potere aerospaziale in maniera tempestiva e precisa. La vecchia struttura decisionale, il modello di controllo centralizzato ed esecuzione decentralizzata perde di attualità di fronte alle nuove minacce. Nella 5ª generazione tanto il controllo quanto l’esecuzione devono essere scientemente decentralizzati, per consentirci di essere più veloci dei nostri competitori

Per tradurre in fatti concreti i principi appena enunciati, l’Aeronautica Militare è da tempo impegnata a dotarsi degli strumenti necessari. Con il programma F-35 si è entrati in una nuova generazione. Bassa osservabilità, sensori all’avanguardia e capacità di attaccare dalla lunga distanza: caratteristiche tecnologiche che ci consentono di continuare a dare un contributo di prim’ordine alla sicurezza e difesa. La capacità del velivolo di svolgere molteplici ruoli ne permette un impiego più “agile” e flessibile, il sistema d’arma può essere impiegato nella stessa missione con compiti diversi (superiorità aerea, ricognizione strategica, raccolta dati e uso chirurgico di armi di precisione), al punto di non chiamarlo più aereo “multiruolo” ma “omniruolo”.

Ma più di ogni altra capacità, quello che spicca, è la tecnologia di data fusionin dotazione all’F-35 che offre la possibilità di ricevere e fondere in tempo reale le informazioni provenienti da sensori sofisticatissimi, creando una situational awarenesspiù attendibile, veloce, completa e fruibile, rendendo concreto il principio di information superiority premessa fondamentale, come detto, della decision superiority. Le informazioni processate in questo modo possono essere contestualmente distribuite a tutta la rete di assetti e attori che operano in sinergia con il velivolo, potenziando le possibilità operative di tutto lo strumento militare, compresi i sistemi d’arma delle generazioni precedenti concretizzando quel processo di transizione verso la 5ª generazione dell’intera Forza Armata precedentemente espresso.

Ma anche l’equipaggiamento più sofisticato non servirebbe a nulla senza personale perfettamente addestrato. L’Aeronautica Militare si sforza di garantire al suo personale il miglior addestramento disponibile in tutti i settori di competenza, a partire da quello del volo. L’eccellenza dei nostri istruttori, degli strumenti e dei programmi addestrativi è riconosciuta a livello internazionale, tanto che numerosi Paesi inviano allievi e istruttori a formarsi presso le nostre Scuole di Volo. Il nuovo modello di Integrated Training System, sul quale abbiamo lavorato insieme all’industria aerospaziale nazionale, prevede una perfetta fusione tra assetti reali (l’addestratore avanzato T-346) e simulatori di volo, secondo il concetto LVC (Live, Virtual, Constructive). Tale sistema, progettato e realizzato pensando già alla 5ª generazione, consente oggi di ampliare le possibilità addestrative, risparmiando nel contempo in termini di risorse umane e finanziarie, riducendone le tempistiche necessarie.

Qual è il prossimo passo? Già oggi, mentre muoviamo i primi passi nell’impiego degli assetti di 5ª generazione, stiamo pensandoalla 6ª. Potrà sembrare prematuro, ma in realtà non lo è affatto, perché i sistemi di 6agenerazione dovranno sostituire gli attuali di 4ae affiancarsi a quelli di 5a, come oggi gli F35 affiancano gli Eurofighters. Dobbiamo agire subito per non rimanere indietro tecnologicamente, sia in termini di Difesa in senso stretto sia come capacità industriale del Sistema Paese.I nostri partner internazionali si stanno già muovendo in tal senso, con due progetti europei: quello franco-tedesco con il programma FCAS e quello inglese Tempest. A quest’ultimo l’Italia ha deciso di partecipare in qualità di partner.

La scelta italiana è una scelta ben ponderata, anche per la lunga e proficua collaborazione che ci lega al Regno Unito (Tornado, Eurofighter, F-35). Ma cosa sarà il Tempest? Come dobbiamo “immaginarlo”? Capire cosa ci servirà tra 20 anni e cosa dovremo chiedere ad un assetto di 6ª generazione non è un’impresa facile. Intelligenza artificiale, estrema adattabilità, impiego esteso di sciami di droni, ecc. Le possibilità sono innumerevoli e saranno anche le innovazioni tecnologiche prevedibili ad indicarci la strada.

Ho accennato prima alla nuova frontiera dello Spazio. L’Aeronautica Militare è legata a doppio filo al percorso italiano in questo settore. Siamo tra i pionieri dell’avventura spaziale italiana, poco nota ai più: abbiamo preso parte al lancio del primo satellite italiano “San Marco 1”, nel 1964, con il quale l’Italia è entrata nell’era spaziale, terzo Paese al mondo dopo USA e URSS. Il nostro contributo rimane a tutt’oggi molto consistente in tanti settori, dalla osservazione satellitare della terra alle comunicazioni, dal programma di monitoraggio dei detriti spaziali SST (Space Surveillance and Tracking) alla medicina aerospaziale, dall’aerospazio al volo umano nello spazio: basti ricordare che 5 degli 8 astronauti italiani provengono dall’Aeronautica Militare.

Il ruolo dello spazio e nello spazio cresce costantemente dal punto di vista delle strategie politiche, economiche e, di conseguenza, degli aspetti di sicurezza e difesa. E’ già oggi un dominio fondamentale e irrinunciabile per moltissime attività umane. Il nostro approccio a questa nuova frontiera è pragmatico ed inclusivo. Siamo parte attiva ed integrata della “space economy” italiana insieme a diversi poli universitari, agli altri enti come l’ASI, l’INAF, il CIRA, il CNR e le tante eccellenze industriali. Siamo direttamente coinvolti nella strategia spaziale italiana, collaborando a progetti di ricerca, siglando e attuando trattati di cooperazione bilaterali e multinazionali. Il contributo della Forza Armata si esplica anche in programmi aerospaziali innovativi, come lo studio per verificare la validità del lancio di mini-satelliti tramite aviogetti, oppure l’uso di piattaforme stratosferiche per fini militari e non solo, o la creazione di spazioporti per i voli ipersonici suborbitali.

Dunque, il settore dello spazio e le modalità di accesso avranno anche un impatto determinante sul nostro modo di concepire le operazioni, perché l’Aeronautica Militare guarda con interesse particolare e competenza alla Fascia aerospaziale compresa tra 20 e 100 km di quota, quale prosecuzione naturale dello “spazio aereo” in cui voliamo ed operiamo e della quale siamo per legge deputati a garantire sorveglianza e difesa. Presto questa Fascia sarà resa accessibile dalle nuove tecnologie e diventerà una “porta” per il transito dal dominio dell’aria a quello dello spazio.

Come ha recentemente affermato il generale di squadra aerea Roberto NORDIO, rappresentante militare italiano a Bruxelles, “La NATO ha dimostrato di saper garantire decenni di pace in Europa, adattandosi sempre alle nuove esigenze e alle nuove sfide alla sicurezza, contribuendo a stabilizzare aree critiche all’interno e all’esterno della regione euro-atlantica. Specialmente per i Paesi Europei è il baluardo unico della sicurezza, è ancora un’alleanza politico-militare fondamentale e un foro di discussione e confronto privilegiato e unico e costituisce il tramite unico che assicura il legame transatlantico ed uno spazio di sicurezza unitario tra Stati Uniti ed Europa”.

Il ruolo della NATO è e rimarrà centrale. Nello scenario odierno la NATO continuerà ad avere un ruolo irrinunciabile per la difesa e la sicurezza collettive. E’ impensabile per una nazione poter affrontare da sola le minacce che il panorama mondiale presenta. Solo una realtà politico-militare coesa e ampia come l’Alleanza può garantire quella deterrenza e, se necessario, quella capacità di difesa in grado di contrastare la molteplicità di minacce presenti e prevedibili.

L’Italia è un membro attivo e convinto di questo telaio di sicurezza collettiva che vede l’Unione Europea operare assieme alla NATO. In termini di contribuzione di assetti e uomini, l’Italia nella NATO, come in Europa, è il secondo contributore: crediamo nella vigilanza e protezione a 360° del territorio dell’Alleanza perché da 360° provengono rischi e instabilità. Anche se i rischi più immediati e vicini per l’Italia provengono dal Mar Mediterraneo, l’Italia, la Difesa, l’Aeronautica Militare in particolare impegnano coerentemente risorse importanti per sostenere in questo senso la postura di deterrenza e difesa della NATO. Ne è testimonianza il contributo all’attività di Air Policingsui fianchi nord ed est dell’Alleanza, dall’Islanda ai Balcani, dai paesi baltici alla Romania, così come la presenza nei numerosi teatri fuori dai confini nazionali per contribuire al mantenimento della pace e della stabilità.

In tema di sicurezza e difesa sono ancora tanti i passi da fare in Europa. Se si parla di Forze Armate Europee si semplifica eccessivamente una potenziale funzione che deve ancora crescere. L’EU è molto di più di una semplice alleanza ed il troppo forte senso di sovranità dei singoli stati ostacola concretamente una vera unione di intenti e di azione. E’ un cammino lento, di crescita graduale, che vede oggi tanti piccoli esempi di collaborazione, di sinergie, sia sul piano operativo che su quello industriale ove iniziative come la PESCO e l’EDF spronano ed incentivano i Paesi a fare sinergia e a condividere capacità e programmi.

Come vedo l’Aeronautica Militare del futuro? Saremo necessariamente – ed esprimo una personale preoccupazione – una Forza Armata più piccola ma in compenso più agile. E’ inevitabile. Ci stiamo purtroppo riducendo in termini numerici, ce lo impone la legge e le ridotte disponibilità finanziarie.

Per questo,  stiamo esplorando i nuovi orizzonti tecnologici e scientifici per compensare almeno in parte la quantità con la qualità, sviluppando sistemi manutentivi – attraverso l’uso di tecnologie abilitanti quali l’Artificial Intelligence, oltre che la realtà aumentata e la mixed reality, la blockchaincertificata e l’analisi dei big data– soluzioni sempre più all’avanguardia che stanno entrando prepotentemente nel settore della logistica di supporto e che domani si applicheranno su tutti i settori: dall’operatività all’addestramento.

In sintesi, stiamo affinando e specializzando le competenze del nostro personale, grazie ad un addestramento costante e di assoluta eccellenza, per compensare, nel miglior modo possibile, come detto, la quantità con il massimo della qualità possibile.

Se è fondamentale ottimizzare le risorse e le capacità di oggi è imperativo guardare contemporaneamente avanti al domani, per essere pronti a rimanere rilevanti e utili al Paese al cambiare delle minacce e dei rischi. E’ la sfida che ci attende e che affrontiamo a testa alta, forti e orgogliosi delle nostre capacità, delle qualità, dei valori, della professionalità e della competenza del nostro personale che in quasi 100 anni di storia ha dimostrato di saper operare anche con passione, con generosità e con profondo amore e spirito di servizio per il nostro Paese e per la nostra gente.

Questo articolo è pubblicato anche sul numero di gennaio/febbraio di eastwest.

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