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Germania, Francia e la questione palestinese


Gli Stati europei si sono posizionati in maniera quasi unanime al fianco di Israele, con la sola Spagna che ha criticato apertamente l’oppressione portata avanti dallo stato ebraico verso il popolo palestinese e le violazioni del diritto internazionale.

A Berlino e a Parigi, manifestare per la causa palestinese è estremamente complicato, a volte addirittura vietato. E non importa se chi scende in strada supporta Hamas, chiede la fine delle ostilità o domanda semplicemente che vengano rispettati i diritti del popolo arabo. Nella capitale tedesca sono state proibite tutte le proteste che riguardano la Palestina e anche in Francia era stato fatto lo stesso, prima che il Consiglio di stato rivedesse parzialmente la decisione del governo.

Sin dall’inizio delle ostilità, gli stati europei si sono posizionati in maniera quasi unanime al fianco di Israele, con la sola Spagna che ha criticato apertamente l’oppressione portata avanti dallo stato ebraico verso il popolo palestinese e le violazioni del diritto internazionale. Ma la risposta tedesca è stata ancora più convinta rispetto a quella degli altri Paesi dell’Unione. Il Cancelliere Olaf Scholz ha reagito agli attacchi di Hamas e ai bombardamenti israeliani su Gaza dichiarando che l’unica posizione possibile per la Germania è “al fianco di Israele”, esprimendo una linea condivisa da tutti i partiti politici. Ha poi aggiunto che “la sicurezza di Israele rappresenta una ragione di stato per la Germania”, riprendendo un’espressione usata da Angela Merkel nel 2008, in occasione di una visita alla Knesset.

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