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Germania, dal gas di Mosca all’idrogeno di Marrakech


Ai Verdi tedeschi sono andati il Ministero per l'Economia e il Clima e quello degli Esteri. Due posizioni che possono influenzare molto la politica energetica tedesca e quindi anche quella europea

Riccardo Pennisi Riccardo Pennisi
Analista di affari internazionali, geografia politica e tendenze globali. Da sempre si occupa del rapporto tra persone, territorio e arena pubblica.

Ai Verdi tedeschi sono andati il Ministero per l’Economia e il Clima e quello degli Esteri. Due posizioni che possono influenzare molto la politica energetica tedesca e quindi anche quella europea

Due eventi hanno reso la Germania il Paese europeo dove più si discute di transizione energetica e cambiamento climatico. Lo scorso luglio, le devastanti inondazioni nella Valle del Reno, che hanno provocato 180 tra morti e dispersi, ma anche un grande shock in un Paese abituato a pensarsi come efficiente, organizzato e al riparo da un certo tipo di catastrofi. E in aprile una pronuncia della Corte costituzionale, secondo cui le politiche ambientali sin lì dispiegate dai vari Governi nazionali erano insufficienti a garantire le libertà fondamentali alle generazioni a venire, e dovevano essere subito aggiornate. Alcuni dunque pronosticavano un trionfo dei Verdi, alle elezioni di settembre. Il trionfo non c’è stato, ma il 14,8% dei voti ha consentito alla capolista Annalena Baerbock di ottenere il Ministero degli Esteri, e all’altro capo del partito Robert Habeck di diventare Ministro dell’Economia e del Clima – dicastero creato per l’occasione – nel nuovo Governo di coalizione guidato dal socialdemocratico Olaf Scholz. Due assi non da poco, per influenzare la politica tedesca e di conseguenza quella europea.

Le idee dei Verdi

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